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In bilico fra l’amore e Gobetti

In bilico fra l’amore e Gobetti

Due nuove pubblicazioni per Di Paolo: «Il primo è il tema dei temi»

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L'amore è l’elemento che distingue il titolo di Paolo Di Paolo da tutti gli altri tra le novità. Ma non solo dalle altre copertine, anche per la dosata densità tra le righe. Oggi, alle 17.30, è ospite della Libreria Ibs+Libraccio in piazza Trento Trieste per una doppia presentazione. In primis, il 30enne romano, definito “un singolare funambolo della prosa” da Le Figaro, dialoga con Gianni Venturi della sua ultima prova narrativa, Una storia quasi solo d’amore, pubblicata da Feltrinelli, editore del suo esordio. Arrivato al quarto romanzo, dimostra che squadra vincente non si cambia. Insieme a Fiorenzo Baratelli, invece, affronta Avanti nella lotta, amore mio!, scelta delle scritture di Piero Gobetti che Di Paolo ha curato sempre per Feltrinelli.

«L’amore è il tema dei temi, il più ovvio ed il più importante nella vita di ciascuno - ci dice Di Paolo -; anche se chi si scorda di essere stato innamorato, lo imputa come una svista di leggerezza. L’ho scoperto subito nel titolo perché è il punto, evitando le convenzioni di genere. Scriverlo è stata una sfida».

Ha voluto prenderlo di petto, calando il sentimento in un contesto contemporaneo. Anche la coppia di avverbi “quasi solo” è tenera e ironica al contempo, fra storia universale e imprese individuali. D’altro canto, la passione per Gobetti non si è esaurita con il romanzo precedente, Mandami tanta vita (2013). «Alla base del saggio c’è un aspetto pratico - spiega -, molti dei testi raccolti non si trovavano più. Andavano salvati, perché legati alla sua attività di scrittore, trascurata a fronte di quella politica». Gobetti aveva una vocazione persino lirica, come testimonia la fiducia di aver pubblicato Gli ossi di seppia di Montale in tempi non sospetti.

Giusto lunedì Di Paolo era a Madrid a parlare di Bassani con la figlia Paola, del suo contributo al numero monografico di Nuovi Argomenti: «Leggendolo da vicino è sconvolgente scoprire che l’ossessione per la parola “giusta”. Altro non era che la sua ferita d’artista: l’approdo sofferto alla narrativa attraverso la passione poetica». (mat.bia.)

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