Ariostea, la sede storica di un immenso patrimonio
Dopo il bruttissimo atto vandalico di alcuni giorni fa ecco il viaggio all’interno di Palazzo Paradiso che ospita la principale biblioteca comunale di Ferrara
di MATTEO BIANCHI
Q. ual è la miglior risposta a un atto vandalico? Considerarla un’aggressione, oltre la mera offesa, sarebbe troppo per un gesto d’ignoranza, ovvero il tentativo di appiccare il fuoco al portone la notte di due venerdì fa, da parte di uno scriteriato. Tentativo che in sé proprio non ci sta, perché si chiama Palazzo Paradiso. Non è l’inferno. I ferraresi dovrebbero rispondere frequentando la Biblioteca Ariostea sempre di più, che significa presidiarla. Quando un luogo è abitato, non corre rischi.
Rispetto a come si mostra, imponente alla luce del sole, l’Ariostea conserva nei suoi corridoi il passaggio dei secoli, gli alti soffitti ne trattengono l’eco, ma senza disturbare il presente. Specie di tutti i ragazzi che la vivono per studi o ricerche, dalle 9 alle 19. La sera assume un altro volto, quando via delle Scienze scende nel buio, lettori e personale si diradano all’uscita, e gli angoli del Paradiso si fanno più incerti.
IL PALAZZO
Fu fatto erigere nel 1391 da Alberto V d’Este e fu decorato con scene della vita di corte e motivi tratti dai romanzi cavallereschi. Ancora oggi quegli affreschi sono d’ispirazione, basti pensare alle scene della Sala di Ercole sopra il catalogo. All’epoca del duca Borso, il complesso fu alzato di un piano e nel 1567 divenne sede delle facoltà universitarie. Risale alla metà del ’500 il famoso falcone sul braccio di un cortigiano, dipinto sulla parete dell’omonima sala.
Il teatro anatomico a pianta ottagonale, invece, fu costruito nel 1731. Le quattro larghe finestre illuminano il pulpito, i banchi e il tavolo per le dissezioni interamente in legno.
Tuttora si percepisce la curiosità degli studenti accalcarsi, seguendo la tunica del professore in azione. Il XIX secolo fu inaugurato dalle ceneri di Ludovico Ariosto, portate dalla chiesa sconsacrata di San Benedetto. In memoria del poeta fu eretto un monumento da Giovan Battista Aleotti, in marmo nero e rosso, lo stesso che pensò alla solitaria torretta con l’orologio e al portale in pietra bianca, da dove si entra.
LA BIBLIOTECA
Se l’ateneo originario accolse le rivoluzioni di Copernico e Paracelso, sino ai silenzi autorevoli di Vincenzo Monti, pare di scorgere Giorgio Bassani, mentre cerca una poltrona per stare in pace tra gli scaffali. Sulle poltrone bordeaux, agli angoli delle sale, si è contesi sia dai titoli che ammiccano, sia dalle voci verso il bar nella corte d'onore, circondata da mezze colonne sul rosso dei cotti.
Con un patrimonio di circa mezzo milione di libri, l’Ariostea è il cuore del quartiere letterario di Ferrara. Dal piano terra, dove si effettuano consultazioni e prestiti, si sale per lo scalone sul cui corrimano fa strada un putto. Oltre ogni intrusione del presente, oltrepassati i quotidiani, i tavoli di studio e pure il ritratto di Ariosto, copia dal famigerato Dosso Dossi, c’è Sala Riminaldi. Le lancette si fermano già nell’anticamera, prima di rendersi conto che persino le pareti sono di carta, intrise dei manoscritti che espongono.
IL GIARDINO SEGRETO
Dal diametro del tronco dimostra più anni di quelli che ha, protetto dai muri del ’400. Si dice che ne abbia già compiuti 120 il maestoso Ginko Biloba al centro del giardino sul retro. Per quanto qualche vicino si lamenti delle sue fronde, il tappeto di foglie gialle nei mesi autunnali resta uno spettacolo per gli occhi. D’estate, invece, diventa l’albero delle storie, all’ombra del quale si riuniscono i più piccoli per laboratori e burattini; insomma, una favola all’aria aperta. La biblioteca mantiene un’intensa attività didattica durante l’anno scolastico, aprendosi alle scuole di tutta Italia.
IL TESORO
Di sicuro lasciti come quello di Lanfranco Caretti sono fondamentali: il critico di Ariosto e Tasso donò più di 20mila volumi antichi e moderni, compreso il suo archivio personale, il lavoro di una vita. In mezzo a tante sudate carte, però, risalta incessante quel valore aggiunto e intangibile che la biblioteca produce giorno per giorno. Sono le iniziative culturali che la sala Agnelli mette in scena. Più di 200 eventi l’anno, che hanno permesso a giovani associazioni di costituirsi e radicarsi sul territorio. Se qualcuno volesse presentare un libro, si troverebbe di fronte a un’agenda talmente partecipata che la prima data a disposizione sarebbe marzo 2017.
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