Martinoni con la sexy Ferrara nel cuore
Parla l’attore estense: «Roma è affascinante e ci vivo per lavoro, ma la mia città...»
Gianantonio Martinoni è attore versatile, che divide la sua vita professionale tra cinema, teatro e televisione. Nato e cresciuto a Ferrara, dove si è formato artisticamente, partecipando al “Teatro dell’asino” diretto dal regista e intellettuale Marco Felloni, si è poi trasferito nella capitale, ove risiede ormai dal ’95. La sua vita artistica si intreccia strettamente con quella del collega ferrarese Giuseppe Gandini, con cui stanno portando in scena, al teatro Vascello e al teatro Douze - diretto artisticamente da Gianmarco Tognazzi nel cuore di Trastevere -, lo spettacolo “Eyes Whine Shot”.
Come è nata la passione per la recitazione?
«Fin da piccolo - racconta - amavo recitare e poi un giorno, nel ’91, ho visto uno spettacolo al teatro Santo Spirito, con Giuseppe Gandini e Alessandro Pepe e vedendoli recitare ho visto dinamiche che facevamo anche noi ragazzi in maniera più goliardica. Il mio legame con Gandini? Per me Giuseppe è compagno d’armi e bagagli, abbiamo condiviso tante esperienze lavorative. Ci lega una grande amicizia, oltre alla professione, ed è stato anche il mio Orson Welles».
Cosa ha insegnato l’esperienza romana?
«Il trasferimento a Roma è dovuto a un desiderio di confronto. Indubbiamente la capitale è realtà stimolante, poi lì ho frequentato una scuola di recitazione, il Circo a Vapore; ho iniziato a conoscere registi e attori. Per il lavoro che facciamo Roma regala tanti spunti, a partire dalla bellezza artistica, fonte d’ispirazione. Dico sempre che Roma è affascinante, ma Ferrara è sexy...».
Il rapporto con Ferrara?
«Vengo spesso, ci sono stato di recente e ho visto la febbre per la Spal che attraversa la città. Ho visto anche la mostra su de Chirico, ben fatta, e sono stato all’inaugurazione di Biennale Donna, mi è sembrata proprio bella. Dal punto di vista teatrale, trovo interessante la realtà Teatro Off diretto da Marco Sgarbi».
Quali spettacoli sta portando in giro?
«Attualmente sono impegnato in “Eyes Whine Shut” con Gandini, lo proponiamo da tre anni. Progetti per il futuro non ne ho, vivo al presente».
Ha recitato in vari film e serie tv, fra tutte, le piace ricordare il ruolo del pittore Tiziano in E ridendo l’uccise del regista ferrarese Florestano Vancini; che ricordo ha del maestro?
«Persona molto paziente. All’epoca ero giovane, avevo iniziato da poco e parecchie scene le ho dovute ripetere, ma lui era comprensivo e affettuoso. Mi ha diretto con grazia e maestrìa, dandomi tranquillità».
Altro ruolo importante per la tv l’ha avuto nella serie in due puntate Faccia d’angelo sulla Mala del Brenta, dove ha interpretato il ruolo di Bepi, amico d’infanzia di Maniero.
«Quello fu un lavoro molto interessante - ricorda l’attore -, ma una miniserie significativa fu “C’era una volta la città dei matti” sulla legge Basaglia e la situazione dei manicomi. Lì mi sono documentato molto su testi di Slavich, il braccio destro di Basaglia. In quell’occasione ho recitato con Fabrizio Gifuni».
Fa spesso il lettore per “Autori a Corte”: come mai?
«Con Walter Matthau e Jack Lemmon, alias Federico Felloni e Vincenzo Iannuzzo, c’è una grande amicizia. La trovo una bella iniziativa e sono fortunato ad essere chiamato. Ah, dimenticavo, Ferrara è sexy, nonostante le pecore nel sottomura...».
Veronica Capucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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