La leggenda del pianista sui numeri
Koroliov acclamato in un Comunale gremito ed incantato
Il pianista russo Evgeni Koroliov esibitosi l'altra sera in un recital interamente dedicato a Johann Sebastian Bach al Teatro Comunale Abbado ospite di Ferrara Musica, ha festeggiato il proprio ritorno nella città estense con un meritato successo di pubblico: il teatro era gremito e il concerto è stato seguito nel silenzio più assoluto dall'inizio alla fine, quando un caloroso applauso liberatorio ha determinato la concessione dei bis.
Perché Koroliov è stato acclamato? Non si tratta solo di esecuzione esemplare del Bach pianistico, né di una concezione interpretativa che può essere distinta, forse superiore, rispetto ad altri sommi interpreti del compositore di Eisenach: l'atteso András Schiff, per esempio, che sarà al Teatro Abbado il prossimo 18 maggio; oppure Rosalyn Tureck, la più rinomata interprete femminile di Bach.
Si tratta di qualcosa che per essere raccontato deve superare il campo della musica ed entrare in quello della fisica e della matematica. Ci spieghiamo con una domanda retorica: cosa è la "consistenza"? In fisica è concretezza, densità, peso specifico, massa. È un gradiente che distingue la leggerezza dalla pesantezza di un solido. Cioè, meno consistente è un corpo e più leggero esso diventa. Ma può non essere così in musica, perché il miracolo creativo di Koroliov è quello di dare alla leggerezza tanta consistenza quanta ne può contenere la pesantezza. E proprio grazie a Bach diventa possibile, in Koroliov, attuare questo superamento di una legge fisica.
Ma c'è dell'altro: la matematica studia e spiega le relazioni tra i numeri e le successioni di numeri. L'ordito bachiano riassume in sé lo spirito intimo della matematica perché combina, armonizzandoli, gli integrali, i rapporti tra gli opposti (il piano e il forte, l'adagio e il presto), le equazioni e persino le tabelline della tavola pitagorica, perché il suo svolgimento è razionale, consequenziale, logico, incontestabile. Ma sarebbe morta gora se rimanesse solo scrittura di note musicali. Ecco allora che dalla esanime pagina cartacea di Johann Sebastian Bach attraverso le capacità dell'interprete esce un suono che diventa vivo, presente, a-temporale, leggero ma consistente quanto l'osmio e l'iridio. E tutto questo ha - sempre sulla carta - i nomi di Suite francese n.5 Bwv816, Partita n.6 Bwv830, Fantasia cromatica e Fuga Bwv903, Suite inglese n.2 Bwv807, Concerto italiano Bwv971, titoli che sembrano equazioni, formule, teoremi. Chiudiamo questa recensione con una frase che potrebbe essere un ossimoro: il Bach pianistico di Koroliov supera Koroliov. Arriva a Bach.
Athos Tromboni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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