Che emozioni tra carcere e palco
Al Comunale il “miracolo” del teatro: i detenuti n scena con lo spettacolo diretto da Czertok
Quel momento fu bellissimo. Tutti uniti, su e giù dal palco, insieme per festeggiare una rivincita. In platea mogli, fidanzate, familiari e amici commossi. In scena attori e insegnati emozionati, elettrizzati: felici. Sintetizzare quello che si è respirato giovedì sera al Teatro Comunale Abbado di Ferrara al termine di “Me che libero nacqui al carcer danno” non è semplice. O meglio, forse lo è fin troppo. In pochi attimi, nel suono degli applausi, nel sipario che si apriva e chiudeva convulsamente, si è compiuto un miracolo: il miracolo del teatro. Horacio Czertok e i suoi collaboratori, hanno lavorato per mesi insieme ai detenuti della Casa Circondariale di Ferrara e giovedì, quel lavoro, è sbocciato. Parlare di teatro in carcere non è semplice. Agli occhi di molti può sembrare qualcosa di astratto, di superfluo, un'attività che nulla dà e nulla toglie al detenuto. Questo pensiero è sbagliato e a dimostrarlo ci sono gli anni di lavoro di Czertok e di altri che come lui in Italia e all'estero si impegnano per contribuire fattivamente al percorso di riabilitazione di un individuo. Ci sono le testimonianze dei carcerati e quelle degli agenti di custodia, c'è l'Orso d'Oro a Berlino dei fratelli Taviani avuto per "Cesare deve morire" e soprattutto ci sono gli occhi delle persone che abitano il mondo esterno e che entrano in contatto con questo mondo. Portare in scena “Me che libero nacqui al carcer danno”, liberamente tratto da “La Gerusalemme liberata” di Torquato Tasso non è stata una scommessa facile. La musica, presenza fisica importante grazie alla collaborazione con il conservatorio, ha contribuito a rendere lo spettacolo ancor più toccante. I detenuti-attori in scena, che hanno partecipato al laboratorio teatrale biennali sono stati Lesther Batista Santisteban, Desmond Blackmore, Federico Fantoni, Mario Fantoni, Sotirios Kalantzis, Lefter Kuli, Peter Omozogie, Edin Ticic. Come aveva dichiarato Czertok durante la presentazione dello spettacolo: “Il teatro è un veicolo d'amore, un modo per fare dialogare due culture diverse in conflitto ma che attraverso lo spazio scenico possono parlarsi”, e chi ha partecipato alla serata può confermarlo.
Samuele Govoni
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