“Al Batal”, impegno a tutela del Comacchiese
Il gruppo è nato attorno a Piero Zarattini ma ha saputo ripartire dopo una divisione ed ora è diretto da Mariano Barillari
di MARIA ROSA BELLINI
Q. uando a Comacchio si parla di teatro dialettale, di rappresentazioni teatrali o di essere letteralmente il cuore di manifestazioni importanti per la cittadina lagunare, il pensiero non può andare altro che all’associazione culturale teatrale “Al Batal”.
Una compagnia teatrale che vanta una storia, la quale ha superato il trentennio di vita e di attività, con una forza innovatrice e rinnovatrice che poche compagnie di così lunga data di esistenza hanno.
Quella de “Al Batal”, come si diceva, è una storia lunga e complessa, costellata di successi non dati solo dalle rappresentazioni sul palco, ma anche come parte attiva, vitale e coinvolgente di diverse manifestazioni comacchiesi, tanto da diventare uno dei punti di forza di diverse iniziative che attirano, tra i canali della capitale del Delta, tantissimi turisti ed appassionati.
La compagnia “Al Batal”, come spiegato dal suo attuale presidente Mariano Barillari, unitamente al regista e direttore artistico del gruppo, Luigi Bellini, è nata attorno agli anni Ottanta da un’intuizione di Piero Zarattini, che è riuscito ad aggregare un gruppo di ragazzi e a dirigerli per circa 20 anni, quando attorno al 2000 la compagnia si è divisa.
Subito dopo la divisione della compagnia la presidenza è stata, per circa 7 anni di Luigi Bellini e per quasi 10 anni il timone del gruppo è passato a Mariano Barillari.
«Quello che proponiamo - hanno detto Barillari e Bellini -, è un teatro di piazza che vuole preservare, far conoscere ed apprezzare l’integralità del dialetto, la lingua delle nostre radici, che identifica chi siamo. Il dialetto per l’associazione teatrale “Al Batal” è visto come un prezioso reperto archeologico, che non deve essere solo conservato, ma va fatto anche conoscere nella sua unicità, per potersi sentire sempre parte di un territorio».
È interessante vedere come la compagnia si prepara a mettere in scena le proprie commedie e rappresentazioni, con le prove fatte nella propria sede, oltre il fascinoso loggiato dei Cappuccini, a due passi dalla Manifattura dei Marinati, dove ognuno fa qualcosa, crea qualcos’altro e circondati dalle opere pittoriche di Albino Scarletti, il quale crea tutte le scenografie e con i propri dipinti ha dato bellezza a zone non proprio particolarmente affascinanti di Comacchio.
È sempre un divertimento osservare le prove de “Al Batal”, che da un copione di 5-6 pagine i protagonisti, il regista, lo scenografo e tutte le persone che gravitano attorno alla rappresentazione, riescano con estro e bravura a portare in scena qualcosa che non solo farà divertire e riflettere, ma che porterà ad un nuovo livello di conoscenza il dialetto comacchiese, vero ‘leader’ del gruppo.
Fra le tante particolarità che rendono unica la compagnia “Al Batal” il fatto di rappresentare moltissimi atti unici, tutti rigorosamente in dialetto, a tutt’oggi il gruppo ha contato la messa in scena di oltre una dozzina di queste brevi, ma interessanti commedie, che vengono proposti in occasione delle manifestazioni più importanti di Comacchio e dintorni, come il Carnevale (dove ogni anno stupiscono con costumi e batane mascherate ad hoc. L’ultimo carnevale li ha visti protagonisti con l’imbarcazione dedicata al sonno, la Befana, la Sagra dell’Anguilla, Halloween, Natale, la festa alla casa protetta per gli anziani che si svolge l’8 dicembre, una partecipazione fattiva e creativa del carnevale estivo notturno sull’acqua, il quale vivacizza i canali di Comacchio e la sempre più frequentata Festa del Salame a Volania.
“Al Batal” aveva iniziato la propria attività con una dozzina di iscritti, persona più, persona meno, oggi sono oltre 30 con un occhio di riguardo alle nuove generazioni.
«Ci piace che i giovani si avvicinino al teatro dialettale - hanno concluso Barillari e Bellini -, per questi collaboriamo con grande soddisfazione con la giovane associazione “I Marasue” (tradotto semi di girasole), cioé il gruppo che ci assomiglia di più; questo affiatamento nei fatti si concretizza nelle comuni partecipazione, agli spettacoli uno dell’altro».
22, continua
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