Secoli di storia nell’arco di Ulisse grazie a Benini
Ieri nel Giardino delle Duchesse, durante la presentazione dell’attività Arcieristica degli Arcieri Storici di Ferrara, Stefano Benini, ferrarese, istruttore di tiro ed arciere per hobby ma...
Ieri nel Giardino delle Duchesse, durante la presentazione dell’attività Arcieristica degli Arcieri Storici di Ferrara, Stefano Benini, ferrarese, istruttore di tiro ed arciere per hobby ma poliziotto di professione, che ha fondato nell’89 la Society of Archer Antiquaries Italia, ha presentato una novità assoluta: la ricostruzione del tiro dell’arciere forse più famoso al mondo, Ulisse.
La sua storia raccontata da Omero nell’Odissea è nota a tutti, ma ad uno storico appassionato d’arco e frecce come Benini, le pagine che più ha apprezzato del testo sono state quelle in cui la regina Penelope, messa alle strette, propone ai pretendenti di “incordare” l’arco di Ulisse che Omero descrive di tipo “riflesso”, ovvero che bisognava rovesciare, e con esso far passare la freccia attraverso 12 scuri; colui che fosse riuscito nell’impresa l’avrebbe avuta in sposa. Ora tra i diversi reperti di scuri dell’età del bronzo, presi in esame da Benini e dall’amico arciere greco Georgopolulos, le sole che presentassero caratteristiche compatibili con il racconto mitologico sono quelle del sito archeologico di Salimbeti risalente al 1500 a.C. e conservata al museo Archeologico di Atene.
«Omero scriveva attorno al 700-800 a.C. - spiega Benini -, quando in tutto il mondo greco l’arco era già relegato tra gli attrezzi da caccia e considerata arma vile. Invece l’Odissea si riferisce ad un’epoca più antica di Omero, nella quale si narravano gesta di arcieri eroici ed inoltre va anche osservato che Ulisse aveva chiamato il suo unico figlio Telemakhos, che significa colui che combatte da lontano ovvero un arciere».
La prova delle 12 scuri ricostruite verrà riproposta al torneo della Compagnia Arcieri Filippo degli Ariosti, di cui Benini fa parte, il prossimo 26 giugno nel sottomura, però egli ammonisce che «non ha molto senso la gara agonistica, se non si comprende il significato profondo di un gesto, il tiro con l’arco, che non è, e non è mai stato, solamente sportivo bensì spirituale, filosofico, di sopravvivenza etc.». (mar.go)
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