La Nuova Ferrara

l'intervista

«La casa museo Brindisi di Lido Spina fucina di cultura»

«La casa museo Brindisi di Lido Spina fucina di cultura»

La nipote del maestro prepara un’iniziativa e ricorda i giorni passati con il grande artista

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LIDO SPINA. Ricorre quest’anno il ventennale della scomparsa di Remo Brindisi, tra i massimi esponenti dell’arte del XX secolo, sepolto proprio all’interno di quella casa museo di Lido Spina, fortemente voluta come luogo di incontro di tutte le principali correnti pittoriche contemporanee, un museo vivo, aperto al pubblico. La casa museo dell’artista , progettata dall’artdesigner Nanda Vigo nel 1973, è stata frequentata dai più grandi esponenti delle arti grafiche del Novecento.


A tracciare un ricordo di Remo Brindisi, che nella sua villa ha collezionato più di 2mila opere (da Segantini a Medardo Rosso, da Modigliani a Boccioni, passando per De Chirico, De Pisis, Fontana, Vedova Rotella e molti altri stranieri, tra i quali Picasso, Mirò, Chagall e Matisse) è la pronipote Linda Brindisi, da anni impegnata a portare la sua arte itinerante in giro per il mondo.


Linda, quali sono i ricordi indelebili dello zio Remo Brindisi?
«Io e i miei fratelli trascorrevamo da bambini tutta l’estate al Lido di Spina, nell’appartamento di mamma, vicino alla villa Brindisi. E spesso, mentre andavamo in spiaggia, ci fermavamo da lui, quando dipingeva nel suo studio. Zio Brindisi, che è mio prozio, mentre mio padre Paolo è nipote diretto, ci accoglieva con fogli e colori e ci lasciava giocare. Preferiva la compagnia dei bimbi, anziché quella degli adulti che lo distraevano. Tra i ricordi c’è anche il Maggiolone bianco con cui spesso zio ci portava a Ferrara. Possiedo ancora una foto di me bambina sulle ginocchia di Vittorio Sgarbi, caro amico di zio Brindisi».


Si narra di un’altra amicizia nata durante il servizio di leva tra Remo Brindisi e Marcello Mastroianni. Ce ne vuoi parlare?
«Marcello e zio Remo hanno svolto insieme a Macerata il servizio militare e successivamente hanno frequentato l’Accademia di grafica a Urbino. Nessuno sa che Marcello avesse questa attitudine. Insieme sono partiti in guerra, ma sono riusciti a falsare i documenti e a nascondersi sino al termine del conflitto». Senza soldi, «ma sempre insieme hanno cominciato a dipingere con lucido per scarpe foulard da donna in piazza San Marco - prosegue Linda -, cominciando a farsi conoscere. Poi Marcello è partito per Roma, dove ha intrapreso la carriera di attore e zio si è trasferito a Milano. La cosa singolare è che entrambi sono diventati celebri nello stesso periodo e sono morti entrambi nel 1996 per un male incurabile, l’uno a distanza di pochi mesi dall’altro».


Insieme a tanti artisti, la casa museo di Lido Spina è stata frequentata anche da cari amici del maestro Brindisi, tra i quali Marcello Mastroianni, Vittorio Sgarbi ed il giovane amico ed allievo Giglio Zarattini, divenuto sindaco di Comacchio nel 2002...
«Per me e per i miei fratelli - ricorda Linda - Giglio è stato un secondo papà, il miglior amico di papà, che aveva conosciuto perché i suoi genitori avevano una friggitoria di fronte a villa Brindisi. Aveva una bella mano come pittore ed è entrato subito in sintonia con zio – aggiunge Linda -. Era una persona buona, affettuosa con noi, la memoria storica della villa e del fervore culturale che essa rappresenta, ma che purtroppo se n’è andata molto presto».


Linda ha 35 anni ed è l’unica giovane della famiglia Brindisi a coltivare la passione per l’arte. «Come zio Brindisi - ammette la giovane artista – ritengo che l’arte debba essere al servizio di tutti e non solo di pochi fruitori di nicchia. Nel 2007 ho fatto un’incursione alla biennale di Venezia proprio per lanciare questo messaggio forte. Ho avuto la grossa fortuna di crescere con zio Remo, ma non basta la passione, un artista deve avere anche sbattimento, gavetta una buona base di studi e collaborare con altri artisti».
A luglio Linda darà vita ad una performance di pittura, che sarà proprio dedicata al ventennale della scomparsa dello zio Remo Brindisi.
Katia Romagnoli

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