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«Un azzardo che ripaga l’interprete»

«Un azzardo che ripaga l’interprete»

«Rispettare l’ordine cronologico, com’ha sostanzialmente deciso di fare Gatti in questa integrale delle Sinfonie di Beethoven con la Mahler Chamber Orchestra, può essere scomodo. Ma è un azzardo che...

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«Rispettare l’ordine cronologico, com’ha sostanzialmente deciso di fare Gatti in questa integrale delle Sinfonie di Beethoven con la Mahler Chamber Orchestra, può essere scomodo. Ma è un azzardo che ripaga l’interprete e un regalo speciale per chi ascolta. Perché facilita una sorta di immersione totale nel laboratorio compositivo d’autore - spiega Angelo Foletto, critico musicale - Anche quando lavorava contemporaneamente su più tavoli affini – come nel biennio 1806- 1808 che produsse Quarta, Quinta e Sesta «Pastorale» – Beethoven seguiva sempre un pensiero musicale non chiuso, fondato sulla dissomiglianza e sulla prospettiva creativa. Gli anni che distanziano la Sinfonia in re minore «Corale» (1824) dalla “piccola” Sinfonia in fa maggiore (agosto-ottobre 1812) – nel lessico familiare l’aggettivo la distingueva dalla “grande”, cioè la «Pastorale» – scandiscono la stagione della maturità beethoveniana. Esternata ignorando lo strumento-orchestra e concentrandosi a collaudare gesti, linguaggi e forme sul pianoforte, attraverso la vertiginosa successione di Sonate, dall’op. 90 (1814) alla 32esima e ultima op. 111 (1822), le 33 Variazioni su un valzer di Anton Diabelli (1819-23) e all’isolato ma sublime confronto liederistico col ciclo An die ferne Geliebte (All’amata lontana, 1816)». «Nell’estate 1822 Beethoven confidò a Friederich Rochlitz di essere impegnato su due progetti: una sinfonia ‘regolare’ per la Società Filarmonica di Londra e un’altra “tedesca” con intervento finale sulle parole di un antico corale. Poco dopo i due programmi confluirono nella Nona Sinfonia. Accolta con qualche sospetto nell’olimpo del sinfonismo classico, a causa delle intemperanze espressive e stravaganze formali, la nuova partitura ci rende partecipi del suo meccanismo di violenta accelerazione linguistica soprattutto allo scoccare fatale del quarto movimento».

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