La Nuova Ferrara

Capuzzo, un geniale artista amante del mare e del Delta

Capuzzo, un geniale artista amante del mare e del Delta

Con la giovane moglie Maria Luisa scelse di vivere soltanto su delle barche I due dividevano il tempo con gli amici fra Pontemaodino, Comacchio e Portorose

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C’era una volta un altro grande pittore italiano. Si chiamava, Mario Capuzzo ed era nato nel 1902 a Badia Polesine (Ro). Aveva un dono della natura: con pezzetti di carbone - il carbon dolce - sui marciapiedi di Badia disegnava Bachea, barbone locale, come fosse un fumetto. A scuola era bravo in tutte le materie, eccelleva nel disegno. Con pennini, matite o gessetti, rigorosamente dal vero, disegnava persone, a piedi, in bici, su calessi o carri, oggetti, case, uccelli fermi o in volo e, da tutte le angolazioni, la Chiesa della Vangadizza, logo della cittadina adagiata sulle rive dell’Adigetto, in provincia di Rovigo. A undici anni falsificava, su carta, le due lire italiane di corso legale. Era capobanda e faceva anche i biglietti d’entrata al cinema per sé e per i suoi accoliti.

A Ferrara entrò al Dosso Dossi ai tempi di Giuseppe Mentessi, preside, e dei pittori Achille Funi, Gaetano Previati, Giovanni Boldini. Opere importanti di Capuzzo, si possono ammirare, a Ferrara, a Palazzo Gròsoli in via Montebello, a Palazzo dei Diamanti, nella sede della Cassa di Risparmio di Ferrara e un ritratto di Marfisa d’Este, nell’omonima palazzina. La duchessa estense, Marfisa fu ritratta, “live”, dal Tiziano e l’originale non è a Ferrara, ma a Mantova. Quello della “Palazzina” di Corso Giovecca, a Ferrara, è una copia commissionata a Capuzzo. Il maestro, ad opera finita, tolse dalla cornice il Tiziano originale e lo mise sul suo cavalletto ed il suo dipinto lo sistemò entro la cornice rimasta vuota. Il dipinto, a grandezza naturale, sul cavalletto, fu molto ammirato ma i committenti, unanimi, dissero: “Maestro è stato bravo. Anzi di più, ma il Tiziano, in cornice, ha una marcia in più. Si vede e si capisce ad occhio nudo!”.

Capuzzo, quando aveva lo studio che dava su Piaizza Ariostea, un giorno, ricevette una visita importante. Alla sua porta bussò il poeta Filippo Tibertelli, il quale si presentò e gli chiese di poter frequentare lo studio. Amava la pittura, voleva imparare. Pare abbia imparato molto bene, perché il poeta diventò celebre, in seguito con il nome d’arte di de Pisis. Mario Capuzzo, negli anni ’50 del XXI secolo, chiamato dal vescovo della locale Diocesi, Mocellini, effettuò lavori di restauro in quadri appesi alle pareti di alcune chiese di Comacchio. Comprò una barca e approdò sul Po di Volano, di fronte alla darsena di Codigoro, con il suo ultimo natante, una barca del sale che divenne abitazione e studio. Poi le barche divennero due. Affondatesi per due volte, di notte, Capuzzo si fece costruire una specie di chalet, semicoperto da grandi salici piangenti che accarezzavano le acque del canale Galvano, a Pontemaodino, dove visse fino al 9 di aprile del ’78, quandò partì per il suo ultimo viaggio, senza ritorno.

Maria Luisa l’ancor giovane moglie dell’artista, per tenere alta l’immagine e la memoria, del marito, nell’86 organizzò il primo “Aprile Capuzziano”, una rassegna musico- culturale che ottenne subito successo. La 1ª edizione si tenne al Centro studi superiore di Codigoro dopo la promessa tradita di concedere l’Abbazia di Pomposa per i quattro concerti in programma. Il 2º “Aprile Capuzziano” ebbe luogo a Codigoro, nell’Auditorium di Santa Eurosia. Nonostante i pienoni, la signora Capuzzo lamentò l’assenza del le persone che avrebbero consentito un miglior decollo della manifestazione e così fu costretta ad... emigrare a Bondeno, dove lei e Mario si erano sposati, in Municipio ed in chiesa, nel ’46: lui 44 anni, lei 17.

Bondeno, ‘scippata’ la manifestazione a Codigoro, ha aiutato economicamente la concittadina, nata a Bondeno, messo a disposizione sedi sempre più congeniali, come la Pinacoteca fino a concederle per le quattro domeniche del mese di aprile, ogni anno, la nuova Sala 2000. L’iniziativa consiste in concerti lirici, musiche e canzoni celebri nel mondo, arie e romanze del mondo dell’operetta, poiché Capuzzo amava molto la musica. Suonava discretamente e sua moglie, con voce di contralto gradevole, quasi sempre lo accompagnava: suonavano e cantavano, per loro e per quella cerchia di amici di cui si erano attorniati. Ma la coppia “zingara” amava le barche a motore, la terra e l’acqua della nostra Bassa, il nostro Delta. Lui era il comandante al timone, lei il mozzo tutto fare e gli strumenti musicali erano a bordo, a disposizione degli amici che salivano in plancia per mini crociere divertentissime. Pennelli e barca a vela, quando il grande artista abitava a Portorose, solcava spesso e volentieri il Quarnero per giungere a Trieste, dove condivideva un atelier con il principe russo, pittore di fama, Alexej Yussupoff. Pennelli e barca, dopo i restauri di Comacchio. Pennelli e barca, per il tempo libero, a Codigoro, dove il maestro abitò fino alla morte.

Vincenzo Trapella

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