«Non mi sento un leader canto solo quello che scrivo»
Al circolo Zone K domani sera arriva Francesco Motta, ex Criminal Jokers Con “La fine dei vent’anni”, disco d’esordio, il cantautore scopre l’età adulta
di Samuele Govoni
Francesco Motta, polistrumentista prezioso che ha prestato negli anni la propria capacità a nomi come del rock come. Nada, ai Pan del diavolo, agli Zen circus, a Giovanni Truppi e che ha militato per anni all’interno del gruppo toscano Criminal Jokers ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e ha iniziato il suo percorso solista. Con La fine dei vent’anni, suo album d’esordio prodotto da Riccardo Sinigallia per l’etichetta Woodworm, Francesco Motta arriva a Ferrara.
Domani alle 22 Motta si esibirà al circolo Arci Zone K dove presenterà il suo album che mescola pop e canzone d’autore e che racchiude in sé la scoperta del passaggio dalla giovinezza all’età adulta.
Come nasce “La fine dei vent’anni”?
«Durante e dopo le mie precedenti esperienze con i Criminal Jokers, gruppo con cui si è suonato parecchio, ho cominciato a scrivere i miei primi testi. Sono passati circa 3 o 4 anni da quel momento e di canzoni ne avevo scritte un bel po’ poi ho incontrato Riccardo (Sinigallia, ndr) con il quale è nata una bellissima amicizia sfociata poi in un disco».
Perché hai sentito la necessità di intraprendere un percorso solista?
«Ma sai, il bello di andare avanti e di crescere è che le cose cambiano. Sentivo la necessità di realizzare un disco da solo che poi a dire il vero da solo non l’ho fatto. Con me ci sono stati e ci sono un sacco di musicisti bravissimi, i ragazzi dell’etichetta che sono fantastici e mi aiutano e poi naturalmente Riccardo, che ha prodotto l’album».
Come ti trovi in questa nuova veste di “leader”?
«Diciamo che non è veste in cui mi trovo io. Cioè, mi spiego meglio, durante i concerti non sono solo sul palco ma sono circondato da musicisti per me grandissimi e quindi io alla fine sono solo quello che canta le canzoni che scrive».
Da dove parte la collaborazione con Sinigallia?
«Da quando vivo a Roma ho avuto modo di apprezzare ancor di più Riccardo, come musicista, oltre che come produttore. Lui si appassiona a ciò che fa è questa per me è una cosa importante. Ora al di là del rapporto lavorativo, c’è anche una grande amicizia».
Quando nasce la tua passione per la musica?
«Nasce grazie ai miei genitori che fin da bambino mi hanno portato a lezione di pianoforte e poi ricordo che la domenica, a casa mia girava sempre il disco con Requiem di Mozart. I miei non erano musicisti ma erano bravi uditori».
Come vedi il mondo del “sottobosco” musicale intorno a te?
«Lo vedo bene perché indipendentemente dai miei gusti musicale, il “sottobosco” non è più tanto sotto, anzi sta venendo sempre più allo scoperto, attirando a sé l’interesse di tanti. Quello che odio sono i talent che, a mio avviso, servono a niente».
Ingresso 5 euro riservato ai soci Arci. Info: 346.0876998, circoloarcizonek@gmail.com
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