«Rovinando i suoi limoni imparai ad amare mia madre»
Gli studenti raccontano il dialogo con la scrittrice Antonia Arslan Storia di una formazione nel romanzo “Il rumore delle perle di legno”
Ieri mattina, nell'atrio Bassani del Liceo Ariosto, un gruppo di ragazzi del progetto "Galeotto fu il libro" ha intervistato la scrittrice Antonia Arslan, tra le cui opere si ricordano La masseria delle allodole e La strada di Smirne. Nell'incontro è stata presentata la sua ultima opera, Il rumore delle perle di legno, nella quale si raccontano la sua infanzia e adolescenza nella casa di famiglia, a Padova, durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale. La relazione con la madre, Vittoria, e la sua figura sono state fondamentali nella formazione dell'autrice e l'importanza di questo rapporto ha aperto l'intervista. I ragazzi le hanno chiesto un chiarimento sulla dedica alla madre, definita affettuosamente “la mia stella capricciosa”. Era una donna da cui ci si poteva aspettare di tutto, dai comportamenti eccentrici e inaspettati che si svelavano, volta per volta, nella quotidianità della famiglia. Da giovane avrebbe voluto fare il pilota di volo e spesso minacciava i figli e il marito di abbandonarli per dedicarsi alla sua passione. Questi suoi atteggiamenti bizzarri e paradossali nascondevano, però, il grande affetto che lei nutriva per la famiglia, spesso non colto dalla scrittrice ancora bambina. Nascevano in lei forti gelosie che la portarono, talvolta, a progettare “la sua vendetta nei confronti della madre”: come quando fece marcire con un chiodo tutti i limoni che Vittoria aveva piantato nella serra. Riuscita nella sua impresa, la bambina si ritenne orgogliosa senza provare alcun rimorso. Ancora adesso la Arslan ammette sorridendo: «Crescendo me ne sono dimenticata». Era un gesto necessario per sopprimere la rabbia nei confronti della madre e ritornare ad amarla come prima. Un'azione fisiologica volta, nell'ingenuità infantile, a una palingenesi dell'affetto. Un altro rapporto importante per l'autrice è stato quello con i nonni: è su questo argomento che si sono incentrate le domande successive. La scrittrice ha raccontato della morte del nonno italiano, Carlo, da lei ricordata con queste parole: «Morte e vita sono unite nello splendore della luce che acceca, vita e morte trapassano l'una nell'altra e la luce, il calore che sveglia la natura, che matura i frutti e dona l'estate opulenta, oggi rivela il suo inganno». Quest'immagine ha ancora una valenza dolcemente simbolica, dove la morte e la vita hanno la loro sintesi nella luce, incredibile, tersa e pulita che scendeva sul corpo del nonno. Forse si tratta di una luce metaforica, che rappresenta il nonno, e che simboleggia la sua veglia perpetua sulla famiglia? Oppure è la proiezione della figura del bambino, che sua madre aveva in grembo, e stabilisce quindi una stretta relazione tra vita e morte, nel ciclo perpetuo dell'esistenza umana? Niente di tutto questo, risponde la scrittrice. Si tratta di una luce reale, di un'immagine concreta, quasi pittorica. Eppure la bambina«Non si sogna neppur vagamente di mostrare il rispetto emozionato che provava per l'altro nonno, Yerwant l'armeno». Come mai ?Se il nonno Carlo guardava la nipote con anziana dolcezza, il nonno Yerwant, di origini armene, aveva sempre mantenuto un austero distacco. È stato solo durante un bombardamento che nonno e nipote, seduti vicini ad affrontare il fragore delle bombe e la luce della guerra,una volta sopraggiunto il silenzio, guardandosi, hanno stabilito un'alleanza nuova. Questo rappresenterà per l'Arslan uno dei tanti “cassetti segreti” da cui attingere ogni sua storia. Un cassetto che si riapre e si amplia nell'incontro con i cugini ritrovati in America. Nuove immagini, nuovi cassetti segreti. La scrittrice vede la vita come una bellissima, o bruttissima, rappresentazione. La lettura come un'esperienza straordinaria: le voci di tutte le persone passate raccontano la loro vita e riportano la loro opinione. In un film le immagini scorrono davanti agli occhi, nella lettura sono gli occhi che si muovono, è il lettore che conduce le immagini. D'altronde ciò che affascina l'essere umano è la capacità di amare, ascoltare e rinnovare le storie.
Ilaria Ferraresi
Lea Majoli
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