La Nuova Ferrara

Italia Nostra e l’Europa l’impegno civile di Bassani

di CARL WILHELM MACKE
Italia Nostra e l’Europa l’impegno civile di Bassani

Non solo un grandissimo scrittore, ma un uomo che si batteva per i diritti

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di CARL WILHELM MACKE

Che strano buco nei ricordi di Giorgio Bassani finora pubblicati sia sui giornali italiani sia su quelli stranieri. Tutti ricordano il grande Ferrarese come scrittore di fama internazionale, come rappresentante della grande letteratura italiana del secolo scorso, come poeta che ha portato il “mondo ferrarese” al livello globale. Tutto vero e da festeggiare con mostre e convegni.

Ma ci resta qualcosa di importatissimo per la sua vita e la sua opera: la figura civile di Giorgio Bassani che ci ha dato anche attraverso i suoi scritti ed interviste su “Italia Nostra” ed anche in maniera moderna e attuale su “Europa Nostra”. Vale la pena oggi di leggere ancora una volta gli scritti civili di Giorgio Bassani “sotto una nuova luce”.

Non viviamo più in Europa nel periodo del fascismo, almeno di quel vecchio fascismo con i campi di concentramento, la deportazione degli ebrei contro il quale ha lottato e scritto Bassani durante la sua vita fine in fondo. Gli avvertimenti antifascisti di Bassani perdono quindi oggi il loro significato forte sebbene la sua confessione principale dopo il fascismo resta, come leitmotiv, per ogni impegno civile sia in Italia sia in Germania sia in Europa in genere: «Dimenticare Buchenwald, Auschwitz, Mauthausen, io non posso accettarla. Scrivo perché se ne ricordi».

Il contesto attuale è, infatti, completamente diverso da quello del periodo dal dopoguerra agli anni Settanta del secolo scorso. Esistono tuttavia molti nuovi pericoli al giorno d'oggi, dai quali Giorgio Bassani ci ha messo in guardia già a suo tempo: per esempio la“depoliticizzazione della democrazia”, le forme di una nuova oligarchizzazione all'interno della democrazia, il “Nullismo” (Bassani) etico-politico che pervade la vita pubblica in quasi tutto l'Europa, il crescere di un “regionalismo provinciale”, la commercializzazione estrema dello sviluppo urbano e del territorio.

Nella lotta contro questo degrado doloroso di politica e democrazia, in breve della società civile, può essere utile imparare dalle esperienze di chi ci ha preceduto e confrontarle con le nuove realtà di oggi.

È tuttavia possibile parlare della eredità spirituale, politica e civile nella “tradizione Bassaniana” nel contesto attuale, solo se non ci si lascia andare a qualsiasi nostalgia. “Anche la migliore delle tradizioni si serve solo rinnovandola” (Vittorio Foa). Per Bassani, in particolar modo negli ultimi anni del suo fervido impegno politico ed intellettuale, l' orientamento europeo era estremamente importante.

In una conversazione con Paolo Bonetti, pubblicata nel 1984 nella rivista politica “La Voce Repubblicana”, Bassani ha parlato a lungo della “sua Europa”. Quella conversazione, dal titolo “L'Europa della cultura e della ragione”, è stata a malapena presa in considerazione dall'opinione pubblica italiana di allora. Si tratta di una sorta di testamento civile ricco di spunti di riflessio. ne, formulati a volte con un'idealizzazione del pensiero europeo che oggi può apparire inconsueta, ma che contiene alcuni pensieri che sembrano essere profetici: «L'Europa è concepibile solo come un'Europa dei cittadini, nel significato storico e culturale della parola “cittadini”... Dobbiamo unire la cultura tecnica europea con quella umanistica e civile».

E poi in merito al rapporto Europa - America: «Dobbiamo vedere l'America come un esempio da correggere - è più avanti di noi sulla strada dell'industrializzazione totale, anche perché è un paese semplice, meno ricco delle infinite complessità europee. Ma è il frutto nostro, l'erede della nostra cultura e della nostra tradizione… Tutti, americani ed europei, siamo nati qua, da questa parte dell'Atlantico, ma noi siamo più vicini alle radici, che sono anche loro. Difendere queste radici dalla barbarie di un mondo che considera l'uomo come un semplice oggetto da consumare, è il nostro compito comune».

Anche se il borghese convinto Bassani si è sempre distanziato dalla cultura del'68, c'è sempre stata una certa vicinanza con alcuni dei pensatori di questo movimento di protesta, per esempio Herbert Marcuse, la cui opera principale si intitola “L'uomo ad una dimensione”. Un capolavoro contro il concetto di un uomo come una “cosa” solo da consumare. Scritto all’inizio del secolo scorso, è diventato sempre di piu attuale.

Regionalismo civile. Bassani rappresentava come ha detto una volta il suo amico Pier Paolo Pasolini, un “regionalismo estremamente moderno, ovvero un regionalismo civile e non popolare” . I suoi romanzi, ma anche le sue posizioni civili, sono fortemente radicate a livello regionale (nel ferrarese), ma non sono mai solo “regionalistiche”, o “localistiche”. Sin dall'inizio Bassani si considera anche un “cittadino di cultura europea”, se non addirittura “un cittadino del mondo”. Bassani, forse inconsapevolmente, ha anticipato l'epoca odierna della globalizzazione. Naturalmente non ne poteva prevedere le conseguenze sociali e culturali, soprattutto i movimenti migratori di massa, ma sicuramente non si sarebbe mai schierato dalla parte del regionalismo aggressivo, provinciale e nostalgico, sostenuto oggi in Italia dalla Lega Nord, ma gli stessi fenomeni si trova quasi in tutti i paesi europei. Giorgio Bassani ha potuto sostenere la sua opinione in maniera molto chiara, non cadendo tuttavia mai in eccessi populistici. “Volevo essere realista ma non provinciale” così Bassani in un intervista. Essere un "Non-Provinciale" era per Bassani quasi un credo civile. Lo ha ripetuto tante volte a suo modo chiaro e senza nessun retorica.

Difendere la ricchezza culturale d'Europa. Di grande attualità oggi è anche la sua versione per un’Europa meno arrogante verso gli altri: «Bisogna che l'Europa si rende conto della sua realtà spirituale e culturale: siamo un mondo di diversi e di uguali, quindi di uomini liberi. Nessuno deve ritenersi superiore, diverso si, ma non superiore...La ricchezza dell'Europa sta nella molteplicità dei suoi talenti e delle sue vocazioni». Detto 1984 ed ancora di una attualità acuta.

Ma non solo in concetto di Europa finora non è trovato bene. Anche in una crisi profonda sta il nostro modo di fare una politica democratica. Il suo rapporto con l'impegno politico Bassani ha descritto una volta breve ma saggio: «Si deve fare della politica ma non farla».

Oggi si parla molto della crisi dei partiti e della democrazia rappresentativa. Allo stesso però tempo si riscontra, soprattutto tra alcuni esponenti delle generazioni più giovani, un maggiore interesse per l'impegno civile e la responsabilità globale al di fuori di partiti e associazioni tradizionali. In Europa intera vive oggi una forte disaffezione nei confronti dei vecchie partiti politici, ma questo non equivale a una stanchezza nei confronti della politica. Non si può parlare di “antipolitica”, ma di ricerca di altre forme di partecipazione a processi decisionali, le cui conseguenze oggi non hanno più dimensioni solo locali, bensì quasi sempre anche regionali o addirittura globali. La presenza italiana in tutti i grandi movimenti e gruppi transnazionali fa notevoli progressi.

«Si deve fare della politica ma non farla» potrebbe essere forse il leitmotiv di questo nuovo interesse politico.

Il messaggio per l’Europa. Per far comprendere veramente ciò che lo ha mosso, sia nelle sue opere letterarie che nel suo impegno civile, Giorgio Bassani, nella conversazione con Paolo Bonetti sull'Europa, invita chiaramente e senza alcuna retorica alla lettura delle sue “Storie Ferraresi”: «Lo spirito insieme ebraico e cristiano è ben presente nel mio Romanzo di Ferrara… In questo libro c'è il mio messaggio all'Europa, il senso profondo del mio impegno morale e civile».

Questa tradizione “di impegno morale e civile” si trova anche nella vita e nell'opera di Thomas Mann che come Bassani era amico della famiglia Croce.

Germania. Sulla Germania nuova, dopo la fine degli anni nazifascisti, Bassani ha fatto una confessione molto importante soprattutto per i tedeschi ma anche per l'Europa in genere: «Scrivo anche per la Germania per tutti i tedeschi, che vivono in un’Europa piena del dolore e della colpa».

Italia Nostra. Bassani è stato cofondatore di “Italia Nostra” e la sua priorità è sempre stata la tutela dei grandi valori civili della sua amata Italia. Ha sempre mostrato però anche una forte sensibilità nei confronti dei cambiamenti che avvengono nel mondo. Si è sempre considerato un cittadino ferrarese, un cittadino della vecchia Italia civile, antifascista, repubblicana e negli ultimi anni del suo fervido impegno civile sempre più anche cittadino della nuova e sempre più grande Europa. L'Europa di Bassani era ancora piena delle speranze dopo il drammatico crollo del Nazionalismo durante l'epoca fascista e la seconda guerra mondiale. Con gli anni ed essendo proprio in questi giorni testimone della continua costruzione di nuovi frontieri nel vecchio continente ci manca moltissimo quella visione bassaniana d'Europa.

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