Un Astro di note per Ferrara Sotto le Stelle
Roversi presenta l’edizione 2016 del festival «Il cartellone è fatto di tasselli ben incastrati»
di SAMUELE GOVONI
Manca meno di un mese a. Astro, ovvero la serata iniziale della 21esima edizione di Ferrara Sotto le Stelle. Del festival, che comincerà il 16 giugno, si conoscono già gli ospiti. Sei serate tra piazza e cortile del Castello. I nomi hanno tutti una loro rilevanza, un loro perché, daGlen Hansard, premio Oscar nel 2008 per la canzone Falling Slowly, ai Cani che hanno da poco pubblicato Aurora, il loro nuovo album. Non potevamo farci sfuggire una chiacchierata con il direttore artistico della rassegna, “Bobo” Roversi (in foto), che ci spiega il perché di certe scelte e perché non avere un nome con la N maiuscola, non è poi così importante.
Il festival nel corso degli anni ha ospitato artisti “di nicchia” che poi sono esplosi a livello internazionale. Come avviene la ricerca?
«Andando alla fonte, cioè essenzialmente facendo riferimento alla stampa e alle risorse sul web anglosassoni. Poi è naturalmente necessario un mix tra fiuto e fortuna, così sono nate le date ferraresi di Antony and the Johnsons, Arcade Fire, Sigur Rós o Arctic Monkeys. Ma mi fa piacere ricordare, anche se in pochi se ne sono accorti, che il compositore islandese Jóhann Jóhannsson, che il festival ha ospitato nel lontano 2009, nel frattempo è diventato uno degli autori di colonne sonore più richiesto a livello internazionale ed ha già collezionato un Golden Globe per La teoria del tutto e due candidature consecutive agli Oscar».
Ogni anno almeno un ospite italiano c’è. Questa volta tocca a “I Cani”. Perché? È il disco che ti ha convinto?
«A mio sommesso avviso Aurora è per distacco il miglior disco italiano dell’anno e Niccolò Contessa, con la sua band-non band, è uno degli autori più importanti e brillanti della sua generazione. È impressionante la sua maturazione dal micidiale namedropping dei primi testi, incentrati sui tic culturali dei giovani di Roma Nord, alle sue ultime liriche introverse e malinconiche, diabolicamente nascoste da suoni morbidi e armonie-killer di disarmante semplicità e bellezza»
Quali sono i nomi di punta di questa 21esima edizione?
«Sicuramente la prima data italiana di sempre di The Last Shadow Puppets, che ormai è qualcosa di più di un side-project degli Arctic Monkeys, ma un progetto autonomo e ben consolidato. Aggiungerei la formidabile accoppiata Wilco + Kurt Vile & the Violators, nata come produzione esclusiva del festival, ma evidentemente ben calibrata, dal momento che è stata riproposta in alcune date americane in agosto, precisamente a Madison e a Minneapolis. Infine vorrei dedicare almeno un cenno al’unica data italiana dei Mogwai, dal momento che il formidabile quartetto scozzese sarà impegnato nella sonorizzazione del film Atomic di Mark Cousin, prodotto dalla Bbc, un caleidoscopio impressionistico degli orrori del nucleare - marce di protesta, Guerra Fredda, Chernobyl e Fukushima - ma anche della bellezza sublime del mondo atomico, e di come radiografie e scansioni hanno migliorato le nostre vite».
Tra gli ospiti per chi hai pensato: sì lui ci deve essere?
«Purtroppo la scelta incondizionata del cast è un lusso che non ci possiamo permettere. Sono troppe le limitazioni e le variabili che intervengono a condizionare il nostro lavoro. Innanzitutto la scelta deve forzatamente orientarsi su artisti con cachet affrontabili, compatibili con una capienza massima di 5mila persone, che siano in tour europeo durante giugno e luglio e il cui routing sia compatibile con un passaggio a Ferrara, che ha la sua storia e la sua tradizione, ma non è facilmente raggiungibile o conosciuta all’estero come Roma o Milano. Devono incastrarsi tanti tasselli, è sufficiente che anche uno solo finisca per non combaciare per vanificare mesi di trattative».
Quest’anno un nome con la N maiuscola, sebbene gli artisti in programma siano di spessore, non compare.
«Un Nome come Paul Weller avrà anche fatto felice il pubblico ferrarese, ma ha raggranellato poco più di mille spettatori. In altri casi, ripeto, dipende, anno per anno, dalla disponibilità degli artisti. Tieni anche presente che la rassegna ha l’obiettivo di misurarsi su un’arena nazionale e non locale. Dell’edizione 2016, uno dei più autorevoli mensili italiani di musica rock, Il Mucchio Selvaggio, ha appena scritto che “Ferrara sotto le Stelle è una tra le poche certezze del nostro panorama” e “si riconferma un approdo sicuro per gli amanti del rock e del pop indipendente; più che un festival vero e proprio è un’inanellata di gran bei concerti”».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
