A Cannes trionfa Loach Italiani ancora a mani vuote
Palma d’Oro a “I, Daniel Blake”. Il Gran Prix regia va al canadese Dolan Niente riconoscimenti per Virzì, Bellocchio e Giovannesi fuori concorso
CANNES. Cannes chiude i battenti. Oggi un sole sfolgorante faceva ripensare allo splendido bianco e nero del film vincitore della sezione Un certain Regard, “The Happiest day in The life of Olli Maki” di Juho Kuosmanen, basato sulla storia vera del boxer finlandese Olli Mäki e del suo combattimento contro il campione americano Davey Moore nel 1962. Non in questa sezione si addensavano tutte le speranze del cinema italiano fuori, in questa edizione, dal concorso principale. Anche quest’anno dobbiamo andar via da Cannes a mani vuote. I tre film italiani “Fai bei sogni” (Marco Bellocchio), “Fiore” (Claudio Giovannesi) e “La Pazza Gioia” (Paolo Virzì) non hanno ottenuto nessun riconoscimento: presentati nella Quinzaine des Réalisateurs, il premio è andato alla regista afgana Shahrbanoo Sadat per “Wolf and Sheep”, dove racconta il villaggio in cui è cresciuta. Dopo l’Orso d’oro a Berlino di “Fuocoammare” di Francesco Rosi che seguiva il successo alla Mostra del cinema di Venezia con “Sacro Gra”, il cinema italiano si ferma Ventimiglia.
Evidentemente c’è qualcosa da ripensare del nostro approccio al Festival del cinema di Cannes, che detto per inciso, è il festival con il mercato più sviluppato dei diritti cinematografici. Sembra che, come abbiamo già scritto nelle passate cronache da Cannes, il festival culli alcuni registi, ma pochissimi sono italiani. E comunque non in grado di accedere alla selezione principale, con l’eccezione di Paolo Sorrentino. Ci manca agli occhi di Cannes un Mungiu, un Dolan, tanto per fare due esempi. Ma sarà poi vero? In ogni caso il gran Premio della regia va a Xavier Dolan, regista canadese il cui film “Juste la fin du Monde” avevamo segnalato proprio su queste pagine come uno dei più riusciti tra quelli visti sin qui a Cannes dello stesso regista. In effetti avevamo sottolineato la qualità della scrittura in grado di rappresentare con grande precisione i sismi provocati dal ritorno di uno scrittore (Vincent Cassel) nel suo paese natale, dopo molti anni, per annunciare la sua morte imminente.
Il premio per la migliore regia è andato ex aequo a due film che ci avevano particolarmente colpiti: “Personal Shopper” di Assayas (la storia di una ragazza Personal Shopper di una diva dello spettacolo che inizia a pensare di dialogare con il fratello gemello, morto da poco, via sms) e “Bacalaureat” di Cristian Mungiu (riscossa di un padre per non vanificare i sacrifici fatti per portare la figlia fuori dalla vita asfittica della Romania contemporanea).
Per bilanciare riconoscimenti a film e registi che ancora devono trovare il consenso del grande pubblico pur avendo acquisito quello della critica, la Palma d'oro di Cannes 2016 si è posata sul regista e sul film meno contestabili e, probabilmente all’interno della giuria meno divisivi: Ken Loach con il suo “I, Daniel Blake”. Avremo preferito “Julieta” di Almodovar, ma speriamo che la vittoria di Ken Loach sia di buon auspicio perché il prossimo 23 giugno l’Inghilterra non si allontani dall’Europa continentale, in occasione del referendum sulla Brexit.
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