Formelle riscoperte negli anni Trenta
Nella sala che conserva la sequenza dei Mesi, tra le sculture più rilevanti del 1200, «non solo ferrarese, non solo emiliano», precisa Giovanni Sassu. «L’autore è sconosciuto, noto come Maestro dei...
Nella sala che conserva la sequenza dei Mesi, tra le sculture più rilevanti del 1200, «non solo ferrarese, non solo emiliano», precisa Giovanni Sassu. «L’autore è sconosciuto, noto come Maestro dei Mesi. Erano collocate nell’arco della Porta dei Mesi, sopra la loggia dei merciai, il portale meridionale della cattedrale. Nel 1700 quando si restaura la cattedrale, questa perde la sua fisionomia romanica e la Porta dei Mesi viene chiusa. Alcune formelle vengono messe sulla loggia dei merciai, altre vengono capovolte e usate come basamento del sagrato della cattedrale per camminarci sopra. Negli anni ’30- prosegue il curatore -, quando si realizzò l’abbassamento del sagrato, si scoprì che sul retro c’erano dei capolavori. Il Maestro dei Mesi è più naturalistico di Antelami, basta osservare i particolari, come la cuffia del contadino che vendemmia o il cesto di vimini che sembra reale». Le scultore erano policrome, adesso le vediamo bianche. Il museo della Cattedrale è «uno dei pochi musei italiani che conserva arazzi integri. Vengono realizzati da Johannes Karcher, fiammingo, su disegno del Garofa-lo e di Camillo Filippi. Tra le novità di quest’anno, la presenza di 3 sculture che provengono dal sepolcro di Francesco Sacrati, la cui tomba fu realizzata da Antonio Rossellino». (v.c.)
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