La Nuova Ferrara

LE STORIE IN TESTA

Vittorino Andreoli presenta “La gioia di vivere”

di Samuele Govoni
Vittorino Andreoli presenta “La gioia di vivere”

Il celebre psichiatra domenica sarà a Copparo: dobbiamo imparare a vivere il presente

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Vittorino Andreoli, psichiatra di fama mondiale, è stato direttore del dipartimento di Psichiatria di Verona - Soave ed è membro della New York Academy of Sciences. Sarà a Copparo domenica 29 alle 19, nell’ambito della rassegna “Le storie in testa”, weekend letterario che ospita numerosi autori che, in contesti diversi, presenteranno le loro ultime pubblicazioni. Andreoli arriva in città con La gioia di vivere (edizioni Rizzoli, 2016).

Abbiamo raggiunto telefonicamente il professore per un’intervista e per scoprire se, per la gioia esiste una formula speciale oppure no.

Come nasce questo libro?

«Possiamo dire che principalmente, sono due le visioni del mondo; quella gioiosa e quella faticosa. Penso che in questo momento a predominare sia questa seconda visione. Ho l’impressione che si soffra della fatica di vivere. Sempre più persone vengono per esprimere il loro malessere, il loro bisogno di essere più sereni e allora mi sono chiesto: ma che cosa sta succedendo? Viviamo in una società che ci ha indotto e ci induce ad avere paura dell’altro. Se incontriamo uno sconosciuto lo vediamo subito come nemico. Bisognerebbe cambiare la società ma francamente, mi pare che chi avrebbe il compito di farlo non lo faccia, anzi... Dobbiamo cambiare occhiali per vedere il mondo in maniera diversa».

Esiste una formula per trovare la gioia di vivere?

«Parlare di formule è riduttivo ma, sicuramente, ci sono alcune proposte per per promuovere la gioia di vivere. Partiamo dalle parole: fragilità. La fragilità è la nostra condizione umana; il dolore, le domande che non trovano risposta, sono tutti aspetti che hanno a che fare con noi stessi. La fragilità ha bisogno dell’altro, è un suggerimento a vivere. Anche il potere ha bisogno dell’altro ma al contrario, cioè per dominarlo. Penso che sia proprio la voglia di potere la causa di questa situazione».

E un’altra parole da (ri)scoprire?

«Altra parola molto importante: saggezza. Nella visione faticosa del mondo, pensiamo al futuro, riviviamo il passato e perdiamo il presente. Non guardiamo le persone intorno a noi, il sole, non ci accorgiamo quando nasce un fiore. La saggezza è saper vivere il presente, accorgersi delle cose che accadono intorno a noi. La mia gioia si riflette negli altri e viceversa e questa è una condizione estendibile. Dobbiamo imparare a tenere conto degli altri. La maggior parte degli ingredienti che portano alla gioia non dipendono dal denaro».

Negli anni ha notato un cambiamento nel modo di interfacciarsi con la gente?

«Nel corso della mia carriera ho avuto modo di incontrare e anche curare persone potenti ma non mi interesso a loro. Sono interessato ai Nessuno con la N maiuscola, ovvero quei tanti che esistono ma che è come se non ci fossero. Spesso dentro di loro si possono trovare onestà e un sorriso. Ecco, io difendo i Nessuno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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