Astro arriva in città: il centro si riempie di pop ed elettronica
Roversi: il 16 giugno sei artisti, sei ore dal vivo e due palchi. Fuccio (Dna concerti): sono i numeri uno nelle loro categorie
di Samuele Govoni
La ventunesima edizione di Ferrara Sotto le Stelle si aprirà il 16 giugno con Astro. Sarà una giornata speciale, un viaggio tra alcuni degli act che più hanno contribuito a livello mondiale a rendere visionario il pop contemporaneo e ad abbattere steccati stilistici, tra indie e elettronica, tra forma-canzone e sperimentazione. I nomi?
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Caribou, Junior Boys, Four Tet, Jolly Mare e Populous. Sono loro gli artisti che si esibiranno in un’unica serata, ciascuno cola propria particolare cifra stilistica per un evento che si preannuncia come indimenticabile. Il direttore artistico del festival, Bobo Roversi, riguardo questa serata e i suoi protagonisti, ha spiegato: «Si tratterà delle varie declinazioni del crossover tra elettronica e pop evoluto, tra dancefloor e sperimentazione. Con sei artisti, due dei quali in esclusiva nazionale, per sei ore di durata, su due palchi. Uno sforzo produttivo notevole; ma se darà i suoi frutti potrebbe diventare uno spin-off regolare del festival».
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In attesa che tutto cominci, e per la città estense e il suo festival questo appuntamento è proprio una grande novità, abbiamo intervistato Pietro Fuccio, fondatore di Dna Concerti e ideatore della serata.
Come è nata l’idea di dare vita a un appuntamento di questo tipo?
«Tutto è cominciato perché, come Dna Concerti, ci piaceva l’idea di dare vita a una serata dedicata alla musica elettronica. Con Bobo lavoriamo da anni, conosciamo bene e apprezziamo molto il festival Ferrara Sotte le Stelle. Astro è una cosa un po’ diversa dal solito. Non era mai stato fatto prima e l’idea di poter vivere contemporaneamente più spazi (piazza e Cortile) del centro storico, avvolti da musiche e suoni diversi, ci piace molto».
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Che cosa vi aspettate per questo evento?
«Ci auguriamo che possa essere accolto bene e che magari possa essere una formula da ripetere nel corso degli anni a Ferrara o in altre città. Questa è la data zero del “format” e, anche scaramanticamente, preferisco non fare programma a lungo termine; speriamo intanto che il 16 giugno sia un successo».
Perché avete scelto di chiamarlo “Astro”?
«Il nome arriva dal festival, cioè, volevamo qualcosa che richiamasse Ferrara Sotto le Stelle, qualcosa che fosse in grado di legare il più possibile l’evento alla città e Astro ci ha dato questa impressione».
Come avete scelto i nomi degli artisti in programma?
«Credo di poter dire senza ombra di dubbio che gli artisti in programma sono, nelle loro categorie, i migliori. Occupano uno spazio di assoluto rilievo nell’area della musica elettronica. Ognuno di loro è il numero uno della propria categoria. Anche gli italiani Jolly Mare e Populous potrebbero, secondo noi, diventare la punta di diamante di questo genere. In questo spazio musicale non dobbiamo per forza guardare all’estero; anche noi siamo capaci di sviluppare realtà interessanti».
E Bobo che cosa ha detto quando gli ha proposto un evento di questo tipo?
«Bobo? È stato da subito entusiasta. Ha accolto bene la nostra idea. Proprio perché a Ferrara Sotto le Stelle ormai è stato fatto praticamente tutto, realizzare un appuntamento come Astro rappresentava uno stimolo nuovo per dare vita a qualcosa di diverso. D’altro canto e non vorrei sembrare strategico - sorride - il festival propone un cartellone eccelso, fatto di scelte coraggiose e novità importanti. Quando si crea qualcosa, specialmente una rassegna musicale, le lamentele sono da mettere in conto. L’importante è guardare avanti».
Nella presentazione scrivete che è “d’obbligo essere visionari e immaginare il futuro qui e adesso”, perché?
«Bè perché, come dicevamo, si tratta di un evento nuovo, molto contemporaneo. Le novità sono tante e la musica elettronica ha bisogno di essere conosciuta più a fondo. Molti festival che propongono questo genere musicale si svolgono durante l’inverno, in spazi chiusi; speriamo che realizzare un’appuntamento di questa portata, con questi nomi, in estate, in una città come Ferrara e all’interno di un festival storico come questo, contribuisca a dare all’elettronica, anche made in Italy, maggior respiro».
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