Gatti riporta a casa la Mahler, che successo
Miglior ritorno della rinata Mahler Chamber Orchestra a Ferrara non poteva essere chiesto: teatro più che esaurito, straripante. Orchestra in grandissima forma. Daniele Gatti, direttore, osannato a...
Miglior ritorno della rinata Mahler Chamber Orchestra a Ferrara non poteva essere chiesto: teatro più che esaurito, straripante. Orchestra in grandissima forma. Daniele Gatti, direttore, osannato a fine concerto con tutto il pubblico in piedi e contemporaneamente fischiato da alcuni spettatori del loggione. E poi Beethoven, l’Ottava e la Nona Sinfonia per chiudere il ciclo integrale delle sinfonie del tedesco, intrapreso proprio da Gatti alla guida della Mco. E tutto ciò dentro il Teatro Comunale Abbado, per un concerto fuori abbonamento “catturato” da Ferrara Musica e posto come appuntamento conclusivo della stagione. La prima considerazione è che Gatti divide: già prima dell’inizio del concerto e durante l’intervallo i messaggini telefonici pro e contro il direttore animavano un dibattito fatto prevalentemente di WhatsApp. Poi quei fischi che però non hanno scomposto l’aplomb del direttore, presentatosi al proscenio più volte sempre sorridente e plaudente l’orchestra, il coro, i solisti. Ma entriamo nel giudizio critico e spieghiamo perché quei fischi non li condividiamo: Gatti ha messo sotto torchio l’orchestra, l’ha fatta suonare in maniera straordinaria adoperando tutte le tecniche e tutte le sottigliezze possibili, dai crescendo agli stop and go improvvisi, dai pianissimi sussurrati ai fortissimi esplosivi, con pause espressive di qualche secondo fra un passaggio strumentale e l'altro molto efficaci, inconsueti per chi conosce esecuzioni di riferimento delle sinfonie beethoveniane; e ha diretto a memoria sempre. Ora può piacere o non piacere la sua irruenza, il modo di trasformare la leggerezza quasi danzante dell’Ottava in drammatica tensione ritmica, o inscenare un terremotato crescendo finale della Nona con coro, orchestra e solisti tutti in fortissimo e oltre se possibile. Ma il suo gesto è chiaro, lampante, motore di una guida veramente efficace, che consente proprio all’orchestra di mostrare il proprio valore, l’eccellenza delle prime parti e dei fiati, l’intensa complicità col direttore nell’offrire un Beethoven fuori dei canoni classici e anche fuori dai gangheri. Gatti osa, va oltre l'abitudine, si espone alle critiche dei “puristi” consapevolmente. Nel contempo inventa una musica di Beethoven insospettabile, carica di espressione; ma non è solo dinamismo spinto e potenza oltre; perché quando decide di liricizzare trae dall’orchestra un suono purissimo, anodino, rallentato ai limiti della rottura d'intonazione, etereo, sognante. Ultime note per la Nona: bene il coro istruito da Jose Fila i Casarano, male i solisti, perché da Christiane Oelze, Christa Meyer, Torsten Kerl e Steven Humes ci si aspettava miglior prestazione.
Athos Tromboni
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