La Nuova Ferrara

“Vento di Bahia e nebbia” per spazzare via la saudade

di SERGIO ARMANINO
“Vento di Bahia e nebbia” per spazzare via la saudade

Da Salvador a Ferrara con la sua musica, innovazione fra bossa nova e jazz

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di SERGIO ARMANINO

Il sorriso, il volto che s’illumina, quel correre di parole, non sempre tutte esattamente italiane. È la presenza il biglietto da visita di Daniella Firpo, i suoi modi cortesi, il suo raccontare contagioso, pieno d’entusiasmo. È coinvolgente, trasmette l’euforia che nasce dal progetto in divenire, ma che ormai si sta realizzando: il suo terzo disco. Cantante, compositrice, interprete difficile da classificare, lei che mescola sonorità diverse, unendo le sue origini brasiliane - radici profonde, fra tradizione e innovazione - all’italianità adottiva, fino alla ferraresità. Il risultato? Un piccolo miracolo, se si pensa il potenziale rischio di commistione fra saudade - nel ricordo di acque cristalline, carnevali travolgenti, case e strade variopinte, la metropoli, ma anche gli affetti oltreoceano - e il grigiore della pianura estense. Invece, ecco l’esatto contrario, racchiuso in “Vento di Bahia e nebbia”, il cd in uscita che Daniella Firpo è venuta a presentarci. Per quanto voce nota di qua e di là dall’Atlantico, non tutti ancora conoscono la sua storia.

Daniella, come ha iniziato a cantare?

«Mentre studiavo all’università in Brasile, alla facoltà di economia e commercio. La musica - svela - ha sempre fatto parte della mia vita: mio padre era ingegnere civile, ma cantava, ai matrimoni, agli eventi del Comune, era un tenore; mia madre, casalinga e insegnante di chitarra. Ascoltavano sempre tanta musica, e a mio padre piaceva quella italiana. Anche mio nonno suonava il piano e cantava. Da adolescente mia madre mi ha insegnato a suonare la chitarra, mi ha dato le basi per iniziare».

Qual è stato il suo percorso artistico?

«Quando sono stata consapevole che quella sarebbe stata la mia strada, ho messo in piedi una band e iniziato a frequentare quell’ambiente a Salvador: la musica è molto presente e forte nella mia città. Ho sempre fatto musica brasiliana, ma non quella legata al carnevale, seguendo un percorso più raffinato, con influenze straniere. Avevo voglia di cambiamenti, in quella terra dove la musica porta divertimento. Ho fatto 10 anni di gavetta, suonando in eventi culturali dello Stato di Bahia, partecipando anche al Carnevale, che è aperto a tutti i generi e ti permette di esibirti davanti a migliaia di persone su un carro, un’esperienza bellissima».

Il suo arrivo in Italia?

«Nel 2006 leggo sul giornale che c’è una selezione per un festival: il Ferrara Buskers Festival. Ho conosciuto Stefano Bottoni, l’organizzatore, con la band abbiamo partecipato e siamo stati scelti».

E poi?

«Quando sono arrivata qui, sono rimasta incantata. Non sapevo che il Buskers Festival abbracciasse una così ampia musicalità, con tutte le sue contaminazioni, per me è stata una scoperta. E c’eravamo anche noi, tre artisti con forti personalità, molto diverse fra loro. Il Buskers Festival è stata la svolta della mia vita, è stata la musica a portarmi qui: poi, c’è stato anche l’amore.... Prima ho capito che non poteva finire lì, con l’esperienza del Festival, dovevo scoprire il mio ruolo musicale in Italia, a Ferrara. In più, durante la settimana dei Buskers, ho conosciuto Vittorio, il mio compagno: c’è stata affinità anche nella musica, lui è appassionato di jazz e musica brasiliana. Per due anni siamo stati fidanzati a distanza, poi nel 2008 mi sono trasferita».

Intanto c’è stata la sua maturazione musicale.

«Ho fatto tante esperienze con musicisti ferraresi, in quel jazz che abbraccia la musica brasiliana, che è la parte che mi piace di più e che provavo a sviluppare a Bahia: è la musica degli anni ’60 e ’70, quella brasiliana esplosa in Italia, fra bossa nova e jazz. Frequentando questi generi, con questi musicisti, ho sviluppato la mia musica, perché sono anche compositrice e avevo già registrato due album in Brasile».

Nel suo Paese d’origine aveva già riscosso successo...

«Sì, avevo il mio pubblico, non certo da pop star, ma nel nord est ero apprezzata: il Brasile è enorme...».

Adesso il terzo album.

«Sì, sta per uscire: abbiamo finito la registrazione, ora è in fase di mixaggio, intanto si lavora alla parte grafica. Al massimo fra due mesi sarà nel circuito digitale, con l’etichetta Alfa music, che lavora con artisti dell’ambiente jazz».

Come si caratterizza questo nuovo lavoro?

«È il riflesso di quello che sto vivendo: il vento di Bahia è la mia parte brasiliana, la nebbia, quella ferrarese. Sono innamorata dell’Italia, a 20 anni sono stata a Firenze come studentessa, per imparare la vostra lingua e vivere in un contesto dove c’è storia: Salvador è la città più antica del Brasile, i portoghesi sono arrivati nel ’500 e in un secolo hanno distrutto e costruito, mentre qui da voi c’è ancora tutto».

Però, porta a Ferrara tutto delle sue origini...

«Salvador l’ho frequentata intensamente: mi sono saziata, porto dentro di me queste cose, ma c’è altro. Molti brasiliani hanno un vincolo fortissimo e non vedono l’ora di tornare, io invece qui vivo un’altra parte di me. Gli italiani sono i più brasiliani fra gli europei, per il modo di ragionare, l’apprezzamento verso i piaceri della vita, lavorare sì, ma vivere. Ecco perché gli italiani apprezzano il Brasile».

E nel nuovo album c’è tutto questo?

«Sì, è il riassunto di tutto questo: provo a esprimere il mio sentimento verso queste due Nazioni. Ha due capitoli, due musicalità, due gruppi. L’anno scorso in Brasile ho fatto la parte brasiliana con musicisti bahiani, sono 80% canzoni mie e un paio di riletture; quando sono tornata ho registrato la parte italiana, ferrarese, c’è anche Ares Tavolazzi che suona con noi, e ha un accento più italiano, è più jazz, soffusa: è più universale, questi musicisti hanno donato la loro impronta. All’interno dello stesso brano canto un po’ in italiano e un po’ in brasiliano: è la volontà di portare la lingua, l’influenza italiana nella mia musica. Poi, c’è una rilettura di “Quando”, di Luigi Tenco».

Come poter ascoltare questo lavoro?

«Per due mesi (giugno e luglio) si potrà ordinare su www.musicraiser.com il cd fisico: è una piattaforma interattiva, che mette a contatto diretto con il pubblico, con il quale dialoghi e puoi gestire anche le offerte, ad esempio un pacchetto con anche i miei cd precedenti, oppure invitandolo alla presentazione nella loro città... Poi inizierà la promozione del disco: il lancio ufficiale sarà in autunno, assieme a tutti gli artisti, a Ferrara, da dove partirà la tournée».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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