La Nuova Ferrara

FERRARA

Quelle cabine vintage che resistono al tempo e agli smartphone

di GIAN PIETRO ZERBINI
Quelle cabine vintage che resistono al tempo e agli smartphone

Molte sono state smantellate, ma si può chiedere di salvarle In provincia di Ferrara sono ancora attivi 354 impianti

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di GIAN PIETRO ZERBINI

Le cabine telefoniche? Al giorno d’oggi sembrano oggetti da museo, un capolavoro di arredo urbano vintage che ancora i più piccoli faticano a capirne l’effettiva utilità. Eppure, in piena era smartphone, dove il 96% dei ferraresi (esclusi bambini e ultranovantenni) possiede un apparecchio di telefonia mobile, in provincia di Ferrara sono attive ancora 354 cabine telefoniche di cui 144 nel territorio comunale di Ferrara. L’opera di smantellamento degli impianti è cominciata da qualche anno, anche perché in molti casi questi box, per lo più di colore rosso, vengono danneggiati dai vandali o scambiati per toilette con deprecabili conseguenze in termini di igiene. O persino diventano delle serre, visto che arbusti e vegetazione crescono all’interno per mancanza di un vero e proprio utilizzo e anche per un difetto di manutenzione.

Il paradosso è che la nuova comunicazione evita spesso anche la semplice chiamata a voce con il mobile e viaggia sul filo dei vari WhatsApp e mail. Già gli sms e i più multimediali mms stanno per diventare uno strumento antiquato, figurarsi la cabina telefonica che funziona a monete. Eppure, questo retaggio da ultimi decenni del Novecento sembra ancora resistere, in maniera decisamente anacronistica. E se qualcuno vuole che la cabina sottocasa non venga smantellata può chiedere di lasciarla. Forse più per nostalgia che per effettiva utilità, visto che nell’ultimo decennio sempre più persone non solo hanno rinunciato all’uso del telefono pubblico su strada, ma anche all’apparecchio fisso in casa. Basta guardare l’elenco telefonico della provincia di Ferrara “Pagine Bianche 2005/2006”, era un tomo di 560 pagine, fitte di numeri e nomi. L’ultima pubblicazione di quest’anno delle “Pagine Bianche” è un volume di appena 264 pagine, meno della metà rispetto a dieci anni prima. Una cura dimagrante che di conseguenza si rispecchia anche sulla crescita esponenziale del numero dei telefonini, che vede Ferrara tra le province italiane più smart sotto questo profilo.

A guardare quelle cabine resta comunque un grande senso di amarcord, di un passato fatto di attese in coda per aspettare il turno di chiamata e di sacchetti di gettoni che si consumavano alla velocità della luce. Quando ad esempio dai luogo di villeggiatura si chiamava a casa con la teleselezione, e si doveva usare il prefisso, l’apparecchio infatti mangiava i gettoni con la stessa voracità con cui Poldo Sbaffini, l’amico di Braccio di Ferro, ingoiava gli hamburger. Era una lotta contro il tempo e come i concorrenti del Rischiatutto avevi pochi secondi per rispondere in cabina alle domande da casa.

Un deciso salto di qualità è arrivato con l’avvento delle schede telefoniche, che accantonavano da un lato il problema di dove mettere i gettoni, ma anche queste si consumavano rapidamente se la chiamata era fuori distretto.

E che dire quando si entrava in una cabina e la trovavi senza telefono o con la gettoniera sigillata con una strana colla e non riuscivi a telefonare e dovevi spostarti anche per chilometri alla ricerca di analoghi impianti funzionanti?

Nemmeno l’ondata migratoria di questi anni ha portato beneficio all’utilizzo della telefonia pubblica su strada. Molti infatti hanno usato i phone center o gli internet point, ma anche questi, dopo un sviluppo nei primi anni Duemila, sono in disuso a causa di una telefonia mobile sempre più sofisticata e per tutte le tasche. Vita segnata quindi per questi cimeli di un passato non molto lontano ma che sembra, visto i passi da gigante della tecnologia, ormai distante anni luce.

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