Rockafe, ovvero dieci giorni per dare voce a chi non ce l’ha
Termina questa sera l’edizione numero 23 della rassegna di Malborghetto. «Dal 1993 a oggi ospitiamo band emergenti che propongono canzoni proprie»
GUARDA IL VIDEO 1: http://bit.ly/1ZoDgHa
GUARDA IL VIDEO 2:http://bit.ly/1Y0NxdM
di Samuele Govoni
C’è una scena in Educazione siberiana, film di Gabriele Salvatores in cui, un gruppo di ragazzi si trova improvvisamente davanti a delle giostre, in mezzo al nulla della Siberia. La colonna sonora, in quel caso, è affidata a Absolute beguinners di David Bowie e uno dei protagonisti, quasi incredulo davanti a tutto ciò, dice: «Vera musica occidentale».
A Malborghetto di Boara, per la fiera di San Maurelio, ci sono ancora le giostre e il collegamento con quella scena cinematografica non è poi così difficile. Dove normalmente c’è “solo” campagna, per una decina di giorni “arriva l’America” e tutto cambia. Musica ad alto volume, luci coloratissime, autoscontri, pesca e pungiball elettronici trasformano la frazione di Ferrara in una Las Vegas di provincia. Dall’altra parte della strada la fiera vecchio stampo: punto ristoro, orchestra di liscio e spazio gonfiabili per i bambini. Più in là ancora: il Rockafe. Festival che da 23 anni a questa parte ha un’obiettivo: dare uno spazio di espressioni a giovani band emergenti del territorio. Questa sera la rassegna musicale che perdura dal 1993 chiude i battenti. Noi siamo stati a fare due chiacchiere sotto al palco con chi, nei ranghi del Rockafe, c’è da sempre: Silvia Veronesi.
«Tutto è cominciato nella prima metà degli anni Novanta. Io cantavo, altri amici suonavano ma - racconta - non sapevamo dove poterci esibire. Non c’erano molti spazi per la musica e per i giovani. Nel ’93 abbiamo organizzato una serata all’interno della sagra e poi... non ci siamo più fermati». E da allora, di band, dalle parti di Malborghetto ne sono passate tantissime.
«Io - continua Silvia, nella foto accanto- sono qui da sempre. A Malborghetto ho la mia famiglia i miei affetti e credo profondamente in questo “villaggio” che dura 10 giorni e per il quale vengono messe in campo le capacità e abilità di circa 40 volontari. Perché - e lo sottolinea - tutto quello che facciamo lo facciamo a titolo gratuito, solo perché crediamo nel Rockafe». La manifestazione ha un’identità forte che affonda le sue radici indietro nel tempo. Sebbene manchino appena due anni alle “nozze d’argento” dell’evento, gli organizzatori ancora non sanno cosa succederà. «Solitamente ci si trova intorno a novembre e ciascuno di noi, compatibilmente con i propri impegni, si mette a disposizione. Quello del Rockafe - aggiunge Giulia Pazzaglia, una delle nuove leve dello staff - è un palco conosciuto, ci è stato passato un testimone importante. Il nostro obiettivo è sempre lo stesso: dare spazio ai giovani gruppi, offrendo loro un palco da professionisti. È bellissimo vedere quell’entusiasmo e quell’energia adolescenziale pura di chi, in primis, si vuole divertire». Qui al Rockafe sono ancora tutti amici quelli che si incontrano, che preparano il palco, che farciscono le piade o che spillano le birre. Prima di salutare lo staff chiediamo di fare una bella foto di gruppo, «Possiamo aspettare?», ci chiede la Veronesi, «Sapete com’è, sono appena arrivati i cappellacci con la zucca per tutti e... sono buoni caldi!». La genuinità qui è rimasta intatta e conferisce al festival tutto un’altro sapore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
