Previati, pittore aspro e incompreso Tradito dai pigmenti e dai suoi soci
di MICAELA TORBOLI Nello Quilici, direttore del Corriere padano, ebbe nel 1927 la brillante idea di far stendere ad uno dei figli del pittore ferrarese Gaetano Previati, Alberto, una serie di...
di MICAELA TORBOLI
Nello Quilici, direttore del Corriere padano, ebbe nel 1927 la brillante idea di far stendere ad uno dei figli del pittore ferrarese Gaetano Previati, Alberto, una serie di articoli incentrati sulla vita dell'artista morto sette anni prima, da pubblicare sul quotidiano. Previati fu uno «spirito incompreso, aspro e severo con se stesso (meno con gli altri) e con la sua opera creatrice» come ha scritto il rimpianto Antonio P. Torresi rieditando nel 1993 gli scritti di Alberto, e tanto riservato e chiuso da impedire il benché minimo accesso alla sua personalità ed alle proprie vicende private. Alberto trasse molte notizie sulla gioventù del padre dalle lettere familiari e da una biografia di Previati del 1919, opera del mai abbastanza lodato esperto d'arte Nino Barbantini, ferrarese anche lui.
Gaetano, nato da famiglia più che modesta e religiosissima nella casa di via XX Settembre (al tempo via della Ghiara) n.116, il 31 agosto 1852, si sarebbe formato nelle buone scuole d'arte locali, ricevendone i rudimenti necessari a farne una promessa. Poco indagato è il periodo della sua prima crescita artistica, che dovette essere influenzata anche dalle glorie estensi, in particolare da Bastianino, il cui mondo dalle forme perse nella vaghezza dei contorni e dai colori artificiali e baluginanti non poteva non impressionare Previati, che riversò il proprio estro "nebbioso" (che accomuna, in tempi diversi, maestri come Rembrandt, Tintoretto, Turner e Goya) nella corrente pittorica detta Divisionismo, una restituzione della realtà poetizzata e sognante ma basata su fitte ricerche tecnico-scientifiche miranti ad una "divisione" del colore che l'occhio percepiva come scomposto e rifuso, coniugato alle tematiche del Simbolismo secondo un gusto contrario al realismo, sognante e languido ma talora ricco d'impegno sociale e spiritualità.
La carriera di Previati si svolgerà in gran parte a Milano, centro propulsore di una Italietta comunque e sempre provinciale, e qui partecipò ad innumerevoli mostre senza però tralasciare di far conoscere le sue opere in patria. I suoi dipinti affrontavano temi storici di varie epoche, anche ferraresi (Tasso morente, Re Sole, Il Borgia a Capua, Un novembre a Ferrara, Parisina), paesaggi, romanticherie (Il bacio, Abelardo ed Eloisa, I funerali di una vergine) talvolta curiosamente scabrose per un puritano come lui, ed alludo alle Fumatrici di hascisch e ad un paio di ritratti di Cleopatra di netta sensualità. Toccò quasi ogni tipo di argomento pittorico, come la composizione sacra, temi sociali del presente (talvolta velati di un patetismo un po' stucchevole come nelle sue Mammine e bimbi), fantasie pseudo-mitologiche, ispirazioni da Edgar Allan Poe fino al modaiolo D'Annunzio.
Dalle esposizioni traeva poco profitto economico, aveva a malapena da mangiare e comprare il materiale per lo studio era un'impresa, così spesso chiedeva aiuto al fratello Giuseppe. Nel 1895 partecipò ad un concorso bandito da Hoepli per una serie di illustrazioni dei Promessi sposi che furono lodate e vinsero dei premi, in parallelo a delusioni ed insuccessi, mentre nel frattempo venne avvicinato da due personaggi-chiave del mercato artistico milanese e non solo, i fratelli Vittore ed Alberto Grubicy De Dragon. Quest'ultimo fu un personaggio mirabolante, gallerista cosmopolita esperto del gran mondo e anche affarista spietato, pronto ad acquistare per poco interi blocchi di invenduto da pittori sfortunati - come fu Previati che nel 1898 gli cedette tutto quanto aveva nello studio - per poi lanciarli sul mercato con metodi pionieristici anticipanti il moderno giro economico che ruota nel mondo dell'arte, ricavandone grossi introiti. Si assicurava anche una sorta di prelazione sulle nuove opere, così da godere a lungo dei successi ottenuti. La sua "preda" più famosa fu Segantini.
Per Previati non si trattò comunque di una soluzione definitiva ai perenni problemi finanziari, ma intanto il suo nome girava. Riuscendo sempre e comunque colloquiare con luci e colori, secondo le tecniche innovative che inventava, non sempre riuscite e spesso, anche se non sempre, destinate ad essere compromesse dalle problematiche dei pigmenti usati, di facile deterioramento, stesi con pennellate a filamenti che, per la loro sperimentale natura chimica, avrebbero finito per scurirsi inesorabilmente. Eppure Previati era un teorico di grande competenza, autore di libri e trattati sulle tecniche pittoriche, ancora ristampati.
Qualche anno avanti lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nella quale Previati avrebbe perso un figlio mentre un altro fu a lungo prigioniero, il sodalizio Previati-Grubicy si ruppe ed il pittore cadde nella più nera miseria, dalla quale lo risollevò per qualche tempo l'acquisto da parte della città di Ferrara (grazie alle sottoscrizioni di vari comitati locali) del suo Paolo e Francesca. Non gli restò che fare i bagagli e trasferirsi con la famiglia in Liguria, a Lavagna, dove la vita era più facile ed economica. Qui, amareggiato dall'incomprensione del pubblico oltre che da critiche pungenti, e spesso ricordando gli anni ferraresi, felici malgrado tutto (come gli ricordava l'amico e collega Giuseppe Mentessi), dipingeva tuttavia senza sosta anche perché sinceri estimatori non gli mancarono mai. Alberto Previati definisce quello del padre un martirio, aggravato dal crollo nervoso incurabile della moglie Nilda, stremata da anni di difficoltà di ogni genere: la poveretta morì nel 1915, ed è sepolta nella nostra Certosa presso la tomba di famiglia. Il rapporto con Grubicy venne però recuperato, sfociando in un sodalizio battezzato nel 1911 "Società per l'Arte di Gaetano Previati" atta a promuovere la conoscenza e la commercializzazione delle opere del pittore. Una trappola, dato che lo statuto era fitto di clausole capestro. Gli azionisti della "sua" Società strepitavano perché i quadri rimanevano invenduti, e Previati dovette sottostare a dure condizioni contrattuali per tacitarli. Finì per ammalarsi gravemente ma nemmeno questo lo salvò dalla rapacità di coloro che volevano gestire quanto avrebbe lasciato, avendo anzi essi insinuato che il pittore, ormai, era incapace di intendere e di volere, avrebbero voluto impossessarsi dei suoi lavori a saldo di debiti contratti come anticipi, di fatto riuscendovi in cambio di un piccolo mensile. Lo aiutò in questo lungo periodo finale un altro amico ferrarese, lo scultore Arrigo Minerbi. La sua mente vacillava, e, infine, cedette, come sempre pieno di rimpianti e malinconia.
Era il 21 giugno 1920, a Lavagna iniziava l'estate. Riposa accanto a Nilda, nella sua Ferrara. È tuttora ingiustamente poco noto e sottovalutato. Come aveva detto anni prima ad Alberto, «Mah! E' difficile la pittura».
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