La Pinacoteca di Ferrara Viaggio nella grande bellezza
Il palazzo ospita capolavori di Ercole De’ Roberti, Cosmé Tura e Guercino Il curatore Toffanello: quasi terminati i lavori all’impianto di condizionamento
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FERRARA. La Pinacoteca Nazionale di Ferrara, situata al piano nobile di Palazzo dei Diamanti, conserva alcuni tra i maggiori capolavori della pittura italiana, ferrarese e non solo. Visitarla significa immergersi nelle opere di grandi artisti, da Ercole De’ Roberti a Cosmé Tura, a Dosso Dossi, da Andrea Mantegna a Bastianino, passando per Carpaccio, Scarsellino e Guercino. A condurci in questa visita è il curatore Marcello Toffanello.
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«Questo è uno dei palazzi più importanti della Ferrara rinascimentale, che in parte conserva gli ambienti originali, come il Salone d’Onore e l’ala (ora è chiusa i lavori, in fase di conclusione, all’impianto di condizionamento). Le sale ora chiuse danno accesso a quello che fu l’appartamento di Virginia de’ Medici d’Este. A breve aprirà un nuovo cantiere, che prevede il riallestimento delle cinque sale e contemporaneamente verrà rivisto l’allestimento delle opere, verranno dati nuovi colori alle pareti e si rivedrà l’impianto di illuminazione, sostituendo le lampade alogene con quelle a led, che non emettono radiazioni nocive e migliorano l’illuminazione dell’opera».
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Un importante notizia è l’annuncio dell’apertura delle cinque sale in settembre. «In occasione della mostra dedicata al cinquecentenario dell’Orlando Furioso, sarà possibile ammirare le opere del ‘500, in sostanza ciò che vedeva Ariosto quando girava per la città».
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La Pinacoteca si è arricchita di opere attraverso il tempo, sia tramite donazioni private, che tramite acquisti da arte dello Stato e della Fondazione Carife. «Circa 400 opere sono statali, tra esposte e non esposte, 109 sono della Fondazione Carife, di queste i 2/3 circa sono esposte». Il rapporto con la Fondazione Carife è molto rilevante, «dipinti importanti acquistati dalla fondazione nella metà degli anni ’80 sono esposti insieme ad opere di altra provenienza, a testimoniare l’integrazione delle due collezioni, che sono cresciute parallelamente».
Tra i capolavori, due raffigurazioni di muse, che adornavano lo studiolo di Lionello e di Borso d’Este, nella villa di Belfiore. «Si tratta della prima rappresentazione delle Muse, un recupero della cultura classica da parte della civiltà rinascimentale, e sono La Musa Erato (della poesia amorosa) e La Musa Uranio ( dell’astronomia)». Altri capolavori sono i due tondi di Cosmé Tura, raffiguranti il giudizio di san Maurelio e il suo martirio. «Sono unici frammenti di un grande polittico che probabilmente aveva il santo al centro», spiega il curatore. A seguito della riforma operata dal ministro dei beni e delle attività culturali Dario Franceschini, «la Pinacoteca fa parte di un complesso più ampio. È entrata a far parte di musei autonomi, con la Galleria Estense, la biblioteca Estense di Modena, il museo “Lapidario Estense” di Modena, il Palazzo Ducale di Sassuolo e la nostra Pinacoteca. Sono musei dotati di autonomia, sul modello dei grandi musei europei. Scopo principale è la valorizzazione di tutte le opere presenti»,spiega Toffanello.
Un’attenzione a parte lo merita il salone d’Onore, con importanti affreschi alle pareti e che per le sue dimensioni, veniva usato per ricevimenti e banchetti.
Veronica Capucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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