La Nuova Ferrara

«Tante difficoltà ma gli Stadio ci sono ancora»

di Samuele Govoni
«Tante difficoltà ma gli Stadio ci sono ancora»

Curreri: l’album è nato tra Cona e Ferrara Domani a Molinella la data zero del tour

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FERRARA. «Abbiamo finito le prove e stiamo per ripartire. Il tour estivo terminerà a settembre e a ottobre varcheremo anche i confini nazionali perché suoneremo a Londra». Gaetano Curreri, cantante, tastierista, autore e, naturalmente, anima degli Stadio, è in grande forma. Questo per lui e la band è un anno importante: la vittoria a Sanremo con Un giorno mi dirai che ha spopolato (e sta spopolando) in radio e tanti concerti davanti a migliaia di persone. Tra fan storici e nuove leve che scoprono ora classici come Chiedi chi erano i Beatles, Generazione di fenomeni o Sorprendimi. La data zero del tour sarà domani alle 21 allo stadio comunale di Molinella. Gli Stadio hanno scelto di ripartire dall’Emilia, dalle loro zone e campagne.

Abbiamo intervistato Curreri per saperne un po’ di più sull’ultimo album e vedere se, dopo tanti anni di onorata carriera, ricorda ancora il primo concerto degli Stadio “solisti”.

. “Miss nostalgia” è uscito a febbraio e da allora sta continuando a riscuotere successo. Domani partirà il tour estivo, come vi sentite?

«Saranno diciannove date, stiamo per tornare sul palco e sono molto felice. Il disco è nato proprio da quelle parti - dice facendo riferimento alla città -, tra Cona e Ferrara a casa dell’amico e autore Saverio Grandi. La città? Più che quella conosco le zone limitrofe, la campagna circostante. Lo studio di Saverio è un posto speciale per me, è come una culla. Miss nostalgia ha richiesto due anni e mezzo di lavoro, anzi, a dire il vero quasi tre. È stato pensato, suonato, registrato lì e sono convinto che sia uno dei nostri lavori migliori; del livello di Occhi negli occhi o de La faccia delle donne».

Gli Stadio stanno per festeggiare i 40 anni di carriera. Ricordi ancora il vostro primo concerto?

«E come no? Il primo concerto degli Stadio da soli è stato ad Amburgo, come i 4 ragazzi di Liverpool (i Beatles, ndr). Eravamo in tour all’estero con Lucio Dalla. Tra una tranche e l’altra del tour c’era una pausa di due settimane e gli organizzatori ci dissero che non potevamo rimanere in Germania per tutto quel tempo senza suonare. “Se trovate un ingaggio per coprire le spese - ci dissero - potete restare” e quindi ci mettemmo alla ricerca di un posto in cui suonare».

E come è andata a finire?

«Lo trovammo! C’era un pub, in italia ancora quei locali non esistevano, che ci faceva suoncare un’oretta, due set da mezzora l’uno. Ancora il nostro repertorio era abbastanza scarno per cui facevamo anche pezzi di Dalla e Albachiara di Vasco».

Quindici album alle spalle, quanto è difficile riuscire rinnovarsi sempre?

«Non è, cioè, non deve diventare difficile. Trentanove anni fa abbiamo intrapreso un percorso musicale con alcuni intenti ben precisi; volevamo unire la grande canzone d’autore con il pop rock, che era la musica che ci rappresentava. Abbiamo avuto il privilegio di collaborare con grandi artisti e, allo stesso tempo, di coltivare “in casa” l’anima della canzone d’autore. In questi anni, grazie anche a collaboratori come Saverio, devo dire che gli Stadio sono stati coerenti con il loro intento iniziale».

Con Vasco Rossi arriva prima l’amicizia poi la musica? Come funziona tra voi?

«Ci vogliamo bene, siamo amici da tantissimi anni e, se è possibile, nell’ultimo periodo lo siamo ancora di più. La nostra amicizia è ben salda ed è un rapporto che va al di là della musica. Penso che Vasco sia una persona meravigliosa, onesta e coerente; non si può non affezionarsi a Vasco».

Com’è stato vincere la 66esima edizione del festival di Sanremo?

«È stata una bella botta di emozioni. Aver vinto il premio al Festival di Sanremo rappresenta il coronamento di una carriera segnata anche da sacrifici e delusioni. Trent’anni fa all’Ariston arrivammo ultimi e adesso abbiamo vinto. Significa che gli ostacoli che abbiamo trovato lungo il nostro percorso non ci hanno fermato».

Quindi ce l’avete fatta...

«Ci siamo guadagnati un posto nella storia della musica italiana perché anche tra quarant’anni, chi guarderà Sanremo, si ricorderà di noi. Anche noi faremo parte di quel mondo lì. Ma il significato di questo premio, vinto anche da meteore, e non è il nostro caso, quantomeno per l’età, è per me più ampio. Gli Stadio in questi anni hanno superato mille difficoltà però, siamo rimasti in piedi e non ci siamo fatti troppo male».

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