La Nuova Ferrara

«Il Galeone è salpato Racconteremo la realtà che spesso non si vede»

di SAMUELE GOVONI
«Il Galeone è salpato Racconteremo la realtà che spesso non si vede»

Il ferrarese Astolfi è tra i creatori di una nuova casa editrice La mission: riscattare la cultura popolare e delle marginalità

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di SAMUELE GOVONI

«Vogliamo raccontare storie quotidiane di eroi che sono tali solo per il fatto di riuscire a sopravvivere in quest’epoca dannata». È con questo obiettivo che è nata a Roma la casa editrice Il Galeone, frutto del lavoro di un gruppo di amici e colleghi tra cui anche lo scrittore ferrarese Enrico Astolfi. La prima opera da loro pubblicata è in libreria da ieri e noi ci siamo presi un po’ di tempo per scambiare due parole a tu per tu con il concittadino che da anni vive nella capitale.

Quando e come nasce questa casa editrice?

«Le Edizioni il Galeone nascono a Roma, o meglio nel quadrante est della capitale. Dopo anni di esperienza accumulata a vari livelli nel mondo della produzione culturale, io e un gruppo abbiamo deciso di imbarcarsi in una nuova avventura e di salpare nel mare magnum dell’editoria. Il primo libro è uscito ieri. Con “La street art romana attraverso i centri di aggregazione sociale” del fotografo Valentino Bonacquisti possiamo dire di essere salpati!».

Qual è la vostra mission?

«La mission, l’intento condiviso che accomuna tutti i partecipanti a questo “viaggio”, è quello di cercare di riscattare la cultura popolare e delle marginalità, di dare voce a storie che spesso vengono snobbate dalle grandi case editrici perché scomode da raccontare. Emarginazione, soprusi, rivolta, quartieri disagiati, migranti, carcere, occupazioni, è questo il mondo che la nostra piccola e combattiva casa editrice vuole narrare».

Perché ha voluto intraprendere questa rotta?

«L’Italia è al terzultimo posto in Europa per la media dei lettori, solo a Roma ci sono centinaia di case editrici, di piccolissime, piccole e medie dimensioni. Noi per rimanere a galla e arrivare all’obiettivo dobbiamo crearci un nostro pubblico, cercare di caratterizzare il più possibile la casa editrice proponendo un catalogo ricco e ben connotato. Sono salito sul “Galeone” perché mi stuzzicava l’idea di creare qualcosa di nuovo, di stimolante e che avesse un fine “sociale”».

Quali filoni narrativi affrontate e a che target di lettori vi volete rivolgere?

«La rotta che abbiamo deciso di tenere, è caratterizzata da tre collane: “All’arrembaggio!”, “Avvistamenti” e “Jolly Roger”, tutte in pieno spirito piratesco; romanzi, graphic novel, reportage fotografici, storie irriverenti di periferia, viaggi non convenzionali che aprano una nuova visuale sulla realtà. Vogliamo raccontare storie quotidiane di eroi che sono tali solo per il fatto di riuscire a sopravvivere in quest’epoca dannata. Letture adatte a tutti, che siano stimolo per riflettere sulla società».

E lei? Sta lavorando a un altro romanzo?

«Io sì, sto scrivendo. La passione, ovviamente, rimane. Voglio continuare a raccontare Roma, il mio quartiere, le sue dinamiche, i personaggi che lo popolano. Un noir pulp che affronterà il tema del pregiudizio, dell’odio verso il diverso e dell’ignoranza di chi disprezza ciò che non conosce. Pura attualità, insomma. Spero di finire per dicembre e di trovare in fretta un editore interessato».

Ma come un editore?

«Non voglio pubblicarlo per le Edizioni il Galeone perché essendo io a selezionare i testi della collana di narrativa, mi sembrerebbe scorretto verso chi ha spedito i propri lavori in redazione».

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