La città vista dall’acqua In viaggio sul Volano tra le magie della Nena
Curiosità e mille emozioni, il grande fiume visto dalla barca Tre ore di navigazione alla scoperta della Ferrara nascosta
di SAMUELE GOVONI
Mark Twain attraverso le pagine de Le avventure di Tom Sawyer e Le avventure di Huckleberry Finn ha fatto sognare generazioni su generazioni. Grazie a quelle storie migliaia, milioni, di ragazzi hanno scoperto la libertà e hanno imparato che per dare vita a un grande viaggio, era sufficiente avere una zattera e non un galeone d’orato.
Il Grande Fiume al centro delle storie di Twain è il Missisipi, il “nostro” Grande Fiume è invece il Po. Ferrara, con il fiume e i suoi canali che girano attorno alla città, ha sempre avuto un rapporto di amore e odio. Fin da inizio Novecento, dagli anni di Italo Balbo, si sarebbe voluta costruire una grande idrovia; un progetto per rendere possibile la navigazione a scopo commerciale e turistico. In parte le acque questa funzione la svolgevano già da anni, anzi, da secoli, ma poi con il passare del tempo tutto è cambiato. Il progetto idrovia però, nonostante gli anni, non è stato dimenticato e ancora oggi si parla di «trasformare il tracciato del Po di Volano in un “corridoio” percorribile dalle imbarcazioni». I lavori sono in corso. Aspettando che l’opera venga completata, ci pensano l’associazione Fiumana, Canoa Club Ferrara, in collaborazione con i partner del progetto “Smart Dock”, Nena e Società Canottieri Ferrara, a mostrare alla cittadinanza come sarebbe attraversare la città a bordo di un battello.
Ieri mattina i promotori dell’iniziativa che ha portato un centinaio di ferraresi dalla darsena di Palazzo Savonuzzi a San Giorgio e poi alla Canottieri Ferrara di Pontelagoscuro avevano un obiettivo, anzi due: generare curiosità nei presenti ed emozionarli. Ci sono riusciti. In circa tre ore di navigazione il capitano del battello Nena 179, Georg Sobbe e lo storico Antonio Antonioni, hanno svelato segreti passati e progetti futuri collegati al Grande Fiume. «Tra una cosa e l’altra i chilometri attualmente navigabili sono circa duecento. I miei tratti preferiti - confessa Sobbe - sono quelli del Po di Goro e del Po di Primaro ma anche certi scorsi cittadini hanno il loro perché».
Raggiungere il ponte di San Giorgio dall’acqua e non dalla strada permette di soffermarsi su edifici che altrimenti sarebbero passati inosservati. «Un tempo quello - spiega Antonioni indicando un edificio in pietre a vista - era il mulino “Bergamini”, fu costruito nel 1855 e con tutta probabilità nel 1857, quando il Papa visitò Ferrara, si fermò anche al mulino. Era un vanto per la città».
Poi infilandosi nel canale Boicelli si possono vedere scheletri della Ferrara industriale di ormai tanti anni fa. Corpi metallici arrugginiti che giacciono sulle rive del Grande Fiume. Anche questa è storia. Un cartello quasi completamente sbiadito riporta il nome di un ponte, ma ormai non importa più a nessuno.
«Sarebbe bello - afferma Sobbe - vedere rivivere queste sponde grazie a strutture ricettive e piste ciclabili. Può sembrare un sogno, un’utopia, ma noi vogliamo credere che un domani tutto questo potrà essere possibile».
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