La Nuova Ferrara

Armonia d’azione e contenuti Patitucci racconta i suoi film

di SAMUELE GOVONI
Armonia d’azione e contenuti Patitucci racconta i suoi film

La regista ferrarese è reduce dal successo di “Veloce come il vento” «Lavorare con Rovere è un piacere, Accorsi un grande professionista»

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di SAMUELE GOVONI

Lyda Patitucci, regista ferrarese attualmente impegnata in diversi progetti tra cui il sequel di “Smetto quando voglio” (film di Sydney Sibilia), ha lavorato al fianco di Matteo Rovere in “Veloce come il vento”; lungometraggio che ha riscosso un ottimo successo di pubblico e critica sia in Italia sia all’estero. Divisa tra diversi progetti indipendenti, cinematografici e televisivi, Lyda fatica ad annoiarsi. Ora è a Roma, ma tra una riunione e un set siamo comunque riusciti a contattarla e intervistarla.

. Quando e come ha conosciuto Matteo Rovere?

«Matteo lo conoscevo già di nome. Di persona l’ho incontrato prima in veste di produttore poi, successivamente, in veste di regista. Un po’ di tempo fa gli avevo presentato alcuni miei progetti legati all’adattamento cinematografico di alcuni romanzi. Quelle idee non gli interessavano più di tanto; siamo comunque rimasti in contattato e quando ha iniziato a lavorare a “Veloce come il vento” mi ha richiamato. Cercava registi di seconda unità e ha pensato a me».

Regista di seconda unità?

«Sì, si tratta di una figura che si occupa prevalentemente delle scene d’azione. Non è un ruolo molto noto qui in Italia perché i film d’azione e di genere non vanno per la maggiore ma all’estero il regista di seconda unità è abbastanza ricercato. Praticamente, le due unità lavorano contemporaneamente a scene diverse. Serve per ottimizzare i tempi e diluire il lavoro».

Qual è stato il suo ruolo?

«Io mi occupavo di tutta la parte relativa alle gare, agli inseguimenti, alle corse clandestine; alle scene più action. Si tratta di un lavoro molto capillare fatto di pianificazione, studio e ricerca. La pre produzione è molto importante. Il regista è preso da un milione di cose che riguardano il film e avere una persona di fiducia che si occupa esclusivamente del “settore azione” è un aiuto non da poco».

Accorsi è stato acclamato per la sua interpretazione, ha avuto modo di conoscerlo?

«Stefano Accorsi è una persona estremamente gentile ed educata, un professionista con la “P” maiuscola. Io con gli attori non ci ho lavorato tanto; ero più impegnata con gli effetti speciali, il mio ruolo, mi vedeva al fianco di piloti e cose così ma devo dire che di Accorsi ho un bellissimo ricordo. Fa il suo lavoro seriamente e bene. Il ruolo che ha interpretato è così borderline che era rischiosissimo».

In che senso?

«Nel senso che doveva essere fatto proprio così. Se avesse calcato troppo la mano sarebbe risultato macchiettistico, se fosse stato più morbido non avrebbe funzionato. Lui e Matteo hanno fatto un lavoro sul personaggio eccezionale».

In che cosa è impegnata attualmente?

«Attualmente la mia collaborazione con Matteo Rovere continua. Lui, ora in veste di produttore, si sta occupando del sequel di “Smetto quando voglio” (il film uscì nel 2014, ndr). Anche qui mi occupo delle scene d’azione, sebbene si tratti di un film molto diverso rispetto al precedente».

E i suoi progetti?

«Ho diretto diverse puntate della docufiction “Sangue del tuo sangue”, una serie televisiva che ha riscosso un discreto successo e che ricostruisce fatti, efferati, realmente accaduti. Poi ci sono tante idee e progetti da sviluppare e che attendono di essere sviluppate. Diciamo che fortunatamente non mi annoio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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