“L’infiltrato” di Lecis racconta gli anni bui del nostro Paese
Anna Maria Quarzi l’ha definita una «storia di uomini e donne e di idee»: è l’ultimo titolo di Vindice Lecis, “L’infiltrato” (ed. Nutrimenti), presentato ieri sera nella sede della Fondazione L’Approd...
Anna Maria Quarzi l’ha definita una «storia di uomini e donne e di idee»: è l’ultimo titolo di Vindice Lecis, “L’infiltrato” (ed. Nutrimenti), presentato ieri sera nella sede della Fondazione L’Approdo. Si tratta di romanzo-saggio ambientato negli anni delle Brigate Rosse e del terrorismo, che ripercorre le vicende del Partito Comunista, e ragiona sul ruolo fondamentale che questo gruppo politico ha avuto nel tentativo di salvare la democrazia. “L’infiltrato” è una ricostruzione storica sospesa tra finzione e realtà, che affida al protagonista, Antonio Sanna, il compito di accompagnare il lettore e trasmettergli i valori di quella particolare epoca, primo fra tutti un senso di appartenenza che oggi non si riscontra più tanto facilmente. «Parlare di questo libro a Ferrara è un’emozione unica, è un ritorno a casa - afferma l’autore - il protagonista è un investigatore comunista, e anche se non c’è una vera e propria testimonianza scritta, è innegabile l’esistenza di un infiltrato, un militante del Pc, tra le fila delle Br. Ho dovuto costruire il personaggio, e ho immaginato un operaio, un tipo ombroso». Il libro di Lecis trasporta il lettore in anni di lotta ma anche di grandi conquiste: «Oggi parlare di terrorismo rosso è un po’ troppo facile - ha concluso Lecis - l’immagine di un partito feroce e crudele gli è stata costruita attorno: proprio in quegli anni, certamente cruenti, si riscontrano pure alcune delle più importanti riforme civili».
Irene Lodi
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