La Nuova Ferrara

CENTO

Il Circo Bidon all’ombra della Rocca

di SAMUELE GOVONI
Il Circo Bidon all’ombra della Rocca

Il fondatore François Rauline: sognavo l’avventura, volevo una vita diversa e imprevedibile

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CENTO. All’ombra della Rocca di Cento c’è un piccolo recinto e al suo interno, una famiglia di galline gira avanti e indietro. Il “pollaio improvvisato” cattura immediatamente l’attenzione dei bambini che si trovano a passare per il parco; da una carrozza in legno parcheggiata poco più in là si affaccia un ragazzo: «Bambini - dice - quelle sono galline equilibriste!». Ebbene sì: il Cirque Bidon è arrivato in città.

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Il circo francese fondato nel 1975 da François Rauline, un parigino cesellatore di bronzo che a metà anni Sessanta decise di cambiare una vita regolare in favore di un’esistenza votata all’avventura e all’imprevedibilità, da questa sera a sabato sarà a Cento per presentare al pubblico il nuovo spettacolo: “La bulle de rêve”. Quattro repliche in piazza della Rocca, tutte con inizio alle 21,30, sanciranno il grande ritorno di François in città perché, come dice lui stesso: «A Cento ci sono già stato anche se non ricordo di preciso in quale anno».

Erano più di dieci anni che il circo Bidon non metteva piede in Italia ma quest’anno la carovana composta da 16 persone, otto cavalli, un asinello, un mulo e qualche gallina è tornata nel Bel Paese per una serie di date di cui molte proprio in Emilia Romagna. E la tournée regionale parte proprio da Cento. «Non discendo da una famiglia circense - racconta il fondatore del Bidon - e non avevo idea di come si facesse il circo però, sognavo di farlo. A fine anni Sessanta conobbi una trapezista che aveva lavorato in una grande compagnia, ci innamorammo e decidemmo di fare insieme un piccolo circo con i cavalli e i carrozzoni come succedeva una volta. La prima cosa che imparai a fare - continua - era il mangia fuoco; era il numero più semplice ma non mi piaceva sentire in bocca il sapore della benzina così imparai a fare il giocoliere e poi il clown».

La storia tra François e la trapezista non funzionò ma ormai la macchina era in moto, non si poteva più tornare indietro. «Non ho mai pensato: “Oddio cosa sto facendo”, piuttosto pensavo: “Oddio cosa posso fare per farlo meglio”». L’uomo, oggi quasi settantenne, racconta che all’epoca, a inizio anni Settanta, non c’erano scuole di circo come adesso e «se non eri nato in una famiglia circense ti dovevi arrangiare». Lui però ha continuato, insistito e si è impegnato dando vita a qualcosa di unico e speciale che ancora oggi (anzi forse oggi più di ieri), sa affascinare le persone. Ogni sera ad accogliere la compagnia c’è il tutto esaurito; una vera e propria magia.

«Penso che la gente abbia bisogno di cose genuine, di poesia e di magia. Tutto va e deve andare velocissimo, noi no. Noi ci spostiamo ancora a piedi e a cavallo, per fare 20 chilometri ci mettiamo cinque ore, incontriamo il pubblico passato o futuro per strada che fa una parte di cammino con noi; instauriamo un rapporto. In un mondo frenetico noi rappresentiamo una parentesi e la gente si commuove».

Il tour inizia ad aprile e finisce a ottobre. Nei mesi invernali François vive nella sua casa in Francia occupandosi dei cavalli, sistema le carrozze e incontra aspiranti artisti che vorrebbero entrare a far parte della compagnia. «Attualmente non siamo tutti francesi, ci sono anche quattro spagnoli e un italiano, è molto bello. Mentre il Bidon è fermo i membri del gruppo lavorano in circhi diversi», spiega l’uomo con barba e capelli bianchi che ogni due anni mette in scena un nuovo spettacolo. Ormai non si esibisce più, si occupa del dietro le quinte.

«I nostri sono spettacoli vari, non sono solo numeri messi in fila e ogni volta è una sfida perché dobbiamo immaginare cose diverse, raccontare storie e - conclude monsieur Rauline - possibilmente, lanciare messaggi trasversali, comprensibili da adulti, bambini e da tutte le classi sociali».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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