La Nuova Ferrara

«Grazie a Fellini ho capito il senso della creatività»

di SAMUELE GOVONI
«Grazie a Fellini ho capito il senso della creatività»

Luis Bacalov, premio Oscar, arriva a Comacchio «Creare la musica per un film è un lavoro duro»

3 MINUTI DI LETTURA





di SAMUELE GOVONI

Luis Bacalov è nato a Buenos Aires dove ha iniziato la sua formazione pianistica all’età di cinque anni con il professore Enrique Barenboim, continuando poi gli studi con Berta Sujovolsky.

Inizia giovanissimo l’attività concertistica in Argentina: come solista, in duo con il violinista Alberto Lisy ed in vari gruppi di musica da camera. Dagli anni Sessanta in poi è molto attivo in Italia e in Francia come compositore per il cinema, collaborando tra gli altri con registi quali Lattuada, Damiani, Scola, Petri, Faccini, Giraldi, Wertmuller, Kurys, Greco, i fratelli Frazzi, Pasolini, Fellini, Radford e Rosi. Le sue composizioni per il film Il Postino gli sono valsi numerosi premi tra cui il Davide di Donatello, il Globo d’Oro e il Premio Oscar. Le sue musiche per La tregua di Francesco Rosi gli hanno portato una nomination per il Davide di Donatello, mentre per Il Vangelo secondo Matteo di Pier Paolo Pasolini ha ottenuto una nomination Ampas. Luis Bacalov si esibirà domani alle 21,30 nell’arena di Palazzo Bellini (via Agatopisto, Comacchio) nell’ambito della rassegna Emilia Romagna Festival.

Abbiamo raggiunto telefonicamente il pianista, compositore e direttore d’orchestra nella sua casa romana per una breve chiacchierata in vista del suo concerto in laguna.

Quando e come nasce la sua passione per la musica?

«Questa è una storia lunga e io - dice subito Bacalov - non ho molto tempo. Comunque ho iniziato a studiare il pianoforte a 5 anni (quindi era il 1938, ndr). Ero molto curioso e il fatto di avere avuto ottimi insegnanti ha aiutato a sviluppare la mia curiosità».

Come si è avvicinato al mondo delle colonne sonore?

«Non ho mai avuto manie di protagonismo, dicevano che sarei potuto diventare un virtuoso dello strumento ma non rientrava nelle mie corde, non faceva parte del mio carattere. Ho sempre avuto una certa attenzione per la musica occidentale; la ascoltavo, la suonavo e un giorno decisi di avvicinarmi al mondo del cinema».

Il suo esordio fu nel ’63 con “La noia” di Damiano Damiani e la sua ultima colonna sonora l’ha firmata con Django Unchained di Tarantino. Qual è il ricordo che più le è rimasto impresso di tutte le collaborazioni?

«Di ricordi ne ho tantissimi, si facevano un sacco di film e io ho lavorato con molti grandi registi. Ma - Bacalov si interrompe qualche secondo - se dovessi individuare un solo ricordo direi quello legato alla mia collaborazione con Federico Fellini (insieme realizzarono La città delle donne nel 1980, ndr). Durante le riprese andai a Cinecittà e fu un grande insegnamento per me. Toccai con mano la creatività, Fellini quando era sul set pensava solo al lavoro, non alla pausa pranzo. Era un regista che non conosceva distrazioni».

Quale sarà il programma della serata comacchiese?

«Sarà un mix tra tango e cinema, due mondi che io amo molto. Proporrò al pubblico alcune musiche mie e brani di autori come Vicente Greco, Carlos Gardel, Angel Villoldo e Astor Piazzolla».

Avrebbe voglia di comporre di nuovo per il cinema?

«Non ho sogni nel cassetto, sono felice della mia carriera. Per quanto riguarda le colonne sonore, ogni tanto ricevo delle sceneggiature che però non mi convincono fino in fondo. Creare la musica per un film è molto duro e impegnativo, dovrei proprio essere trascinato dal progetto per ributtarmi a capofitto in un simile lavoro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google