La Nuova Ferrara

«La pittura come mezzo di denuncia»

«La pittura come mezzo di denuncia»

Herrera dipinge negli spazi aperti della città: dobbiamo riscoprire i valori veri

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Ieri solo giocatore di baseball, oggi anche pittore e scultore. È Enmanuel Herrera, 36enne di Santo Domingo, che dipinge davanti ad un pubblico davvero speciale. Da un paio di settimane si trova a parco Massari, in centro a Ferrara, per ritrarre il tronco di un albero, ma il soggetto è un pretesto per parlare d’altro. «Attraverso le immagini racconto il mondo che ci circonda e che non mi piace per niente – dice Herrera -, ci sono troppe cose in contraddizione intorno a noi e zone d’ombra difficili da spiegare». Herrera è stato adottato dalla nostra città alla fine del 2004, quando si trasferì in Italia per amore del baseball. «A Santo Domingo giocavo e insegnavo baseball. C’erano le accademie americane che venivano nel mio Paese per reclutare giovani giocatori. A me è sempre piaciuto questo sport e ho scoperto che anche in Italia ci sono molti appasionati, ma c’è molto da fare per far crescere il movimento». Oggi Herrera, fidanzato con una ferrarese, prosegue la sua opera nel baseball allenando la squadra di Minerbio che a settembre disputerà i playoff per salire in serie A. Con lui anche il cugino 17enne Jonatan Santana Herrera, diplomando all’Ipsia, giocatore della squadra che lo aiuta nell’impresa. Ma adesso, nei momenti di relax estivo preferisce dedicarsi alle opere d’arte. «Ho iniziato a dipingere circa una decina di anni fa, da autodidatta. Nessuno mi ha insegnato e ho tratto ispirazione dalle cose che mi circondano. Ad esempio, dipingo i miei pensieri e da questo punto di vista mi trovo in un periodo molto aggressivo della mia arte. Denuncio ciò che non mi piace, la scuola mi sembra una fabbrica di soldatini e non di teste pensanti. Così, dipingo un bambino che beve il suo biberon riempito di molti colori; la punta del biberon è rivolta verso la Statua della Libertà, della Chiesa, di Ground Zero e della luna. Ogni simbolo ha un significato che parte da presupposti precisi. La scoperta dello spazio dalla parte dell’uomo, tanti soldi spesi per conoscere cosa c’è al di fuori del nostro mondo, mentre ancora non conosciamo cosa c’è sulla terra». Al parco Massari si concentra sul tronco di un albero spezzato, metafora della vita che viene spezzata in modo irruento. «Credo - conclude il pittore - che ai giorni nostri ci sia poca attenzione per le cose davvero importanti e gli avvenimenti sportivi come le olimpiadi servano solo a distrarci. Spero che un giorno l’uomo si svegli dal suo torpore e si riappropri della vita».

Corrado Magnoni

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