Una giornata al museo Storia della natura tra anfibi e mammiferi
In via De Pisis dal 1937, i primi reperti vennero donati da ferraresi che avevano compiuto viaggi avventurosi
FERRARA. Il museo civico di storia naturale si trova nell’addizione novecentesca della città, quella con gli edifici realizzati in stile razionalista dall’architetto Carlo Savonuzzi. Circondato dal conservatorio “Frescobaldi”, dal cinema “Boldini”, dalla scuola elementare “Alda Costa”, il museo, è stato qui inaugurato in via Filippo de Pisis, nel 1937, ma la prima inaugurazione avvenne nel 1872, in via Roversella.
La specificità di questo luogo di conservazione e ricerca, come spiega la ricercatrice e curatrice della pagina Facebook e del sito web, Carla Corazza, che ci ha accompagnato nel percorso, è dato dal fatto che è nato appositamente come museo, «mentre di solito i musei sono realizzati in edifici che avevano altre funzioni». Prima di iniziare il percorso, che si è rivelato affascinante e coinvolgente, la Corazza ci spiega che il «museo di storia naturale, si occupa di territorio ferrarese e della regione. Ci occupiamo di zoologia, entomologia(insetti), geologia e paleontologia - e prosegue - Ci rivolgiamo ad un pubblico ampio; ci sono animazioni per bambini, ma entriamo in contatto con amatori e ricercatori, come studenti che scrivono la tesi, o ragazzi che fanno l’alternanza scuola/lavoro. Da quando abbiamo la pagina Facebook, ho visto che l’utenza principale ha tra i 18 e 24 anni, e di questo siamo particolarmente soddisfatti, perché è la fascia d’età più difficile da raggiungere».
Da giugno e per un anno, nella sala polivalente, è visitabile la mostra “Pesci? No grazie siamo mammiferi-piccola storia naturale dei cetacei”, mostra che ha richiesto circa due anni di preparazione. In questa sala, di solito si organizzano eventi di narrazione o in collaborazione con il conservatorio. Nella prima sala sono esposti reperti che risalgono al 1800 o ai primi anni del ‘900, «e dimostra il modo in cui si raccoglievano reperti. Erano in genere donazioni di ferraresi che avevano fatto viaggi avventurosi o che risiedevano in altri continenti». Una donazione importante è quella del ricercatore dell’università di Bologna Campapelli, «che ha donato 1000 scatole di insetti, non tutte esposte al pubblico, in quanto servono per la ricerca. Il grande orso bianco che domina la sala al centro, risale all’800, è stato restaurato nel 2013, restituendogli il suo colore naturale». L’orso polare è probabilmente l’esemplare che più attira e affascina sia gli adulti sia i bambini. Salendo al piano superiore, colpisce il murales di una balena con una mandibola “originale”, pescata al largo di Porto Garibaldi, «appartenente a un cucciolo di un anno». Al primo piano c’è la parte più recente, risale al 1999, «quando abbiamo rivoluzionato il percorso espositivo: da un’esposizione classica, che esponeva tanti oggetti simili tra loro, siamo passati a un’esposizione ecologica, voluta dal direttore dell’epoca, Fausto Pesarini», prosegue Corazza. Percorrendo le sale, è possibile ammirare lo studio dei vari ambienti naturali, il modo in cui si è arrivati alla biodiversità attuale, fino alla storia della terra, illustrata anche con display multimediali. Visitare il museo di storia naturale significa compiere un viaggio alla scoperta della storia della terra, della biodiversità e dell’evoluzione della natura.
Veronica Capucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA©RIPRODUZIONE
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google