La Nuova Ferrara

Calcutta, confuso e felice stasera torna a Ferrara

di SAMUELE GOVONI
Calcutta, confuso e felice stasera torna a Ferrara

Il cantautore di Latina sul palco del Puedes «Mi piace questa vita... e le feste nei backstage»

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di SAMUELE GOVONI

Quando lo contattiamo per l’intervista Calcutta, nome d’arte di Edoardo D’Erme, 27enne di Latina, è in viaggio per Verona. Ieri ha suonato là, oggi alle 21,30 sarà a Ferrara. L’intenso tour iniziato mesi fa e che data dopo data sta riscuotendo sempre più successo, fa tappa sul palco del Puedes Summer Night. Il cantautore sta portando in giro il suo Mainstream, ovvero il disco indie-pop più chiacchierato dell’anno. La sua avventura cominciata nel 2011 poco più che ventenne, non gli dà tregua e dice che se ha deciso di fare sul serio, è anche grazie a Niccolò Contessa, alias I Cani. Raggiungerlo telefonicamente mentre si sposta da una città all’altra è quasi impossibile. Alla fine riusciamo a raggiungere un compromesso: faremo l’intervista attraverso messaggini vocali wathsapp. Invece di parlare dei contenuti di Mainstream (Bomba dischi) ormai noti ai suoi fan, visto che pezzi come Cosa mi manchi a fare, Gaetano o Oroscopo hanno milioni di visualizzazioni su Youtube, vertiamo la conversazione sullo stato attuale delle cose, sulle sue radici e su un sottobosco musicale italiano che grazie (anche) alla rete negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede e riscuotendo sempre più successo.

. Sono passati una decina di mesi dall’uscita del tuo album, come ti senti? Che situazione professionale e personale stai vivendo?

«Sono trascorsi dieci mesi, è vero, ma mi sembra ne siano passati molti di meno. Sono un po’ confuso perché ci sono state tantissime cose da fare; tanti concerti, tanti impegni, però alla fine sto bene e sono felice».

A chi ti rivolgi attraverso le tue canzoni?

«Mi rivolgo a persone che conosco più o meno bene».

Come è nata la tua collaborazione con Contessa?

«È nato in maniera molto spontanea. Noi ci conoscevamo già, lui aveva sentito i miei pezzi registrati in versione non ancora definitiva, aveva sentito i demo e gli erano piaciuti. Per questo ha deciso di darmi una mano, soprattutto una scossa perché altrimenti io non mi sarei mai deciso di cominciare a fare qualcosa in maniera seria».

Latina per te è solo la città da cui provieni o rappresenta qualcosa di più?

«La propria città rappresenta sempre qualcosa di più... che poi, anche questa espressione “di più”, che cosa vuol dire “di più”? Ovviamente ognuno è legato a suo modo al posto o ai posti in cui è cresciuto perciò ovviamente sì, rappresenta qualcosa di più ma già solamente il fatto in sé, che un posto ti cresca secondo me rappresenta qualcosa di importante».

Cosa ne pensi di questo sottobosco musicale italiano che da qualche tempo sta uscendo sempre più allo scoperto? Com’è il rapporto tra colleghi?

«Non penso assolutamente niente però mi fa piacere conoscere gente che fa la mia stessa vita, fare festa nei furgoni o fuori dai furgoni, nei backstage, negli alberghi o fuori dagli alberghi. Alla fine questa è vita, è vita. Del resto però non penso niente. Magari ascolto la loro musica ma, che cosa devo pensare?».

Forse è un po’ presto per parlare di progetti futuri ma, visto il tuo successo crescente, hai già messo qualcosa in cantiere?

«No purtroppo non ho niente in cantiere al momento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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