In vacanza o al lavoro Per i saluti a casa c’era la cartolina
L’oggetto che ha segnato un’epoca oggi è quasi scomparso Immagini per posta anche dai più piccoli paesi di provincia
di SAMUELE GOVONI
C’è ancora chi in soffitta o sotto al letto conserva scatole da scarpe ricolme di cartoline; restano lì, per ricordo. E chi non sa più cosa farsene o se ne vuole sbarazzare prima di buttarle cerca di venderle ai mercatini o sulla rete. Perché? Forse perché le cartoline servono un po’ a ricordarci come eravamo e a far conoscere a chi, per anagrafiche ragioni, non ha potuto vivere un determinato periodo storico. Quel periodo in bianco e nero o a colori, che ha fatto della cartolina un mito.
Era la prima cosa che si faceva arrivando in un posto nuovo; si andava in edicola o in tabaccheria, si compravano cartoline, francobolli e si chiedeva dove fosse la buchetta postale più vicina: «Così mando i saluti a casa». Le cartoline negli anni sono diventate un vero e proprio oggetto di culto, motivo di collezione per molti.
Oggi però sono sempre meno quelle che vengono spedite e conservate. Perché mandare una foto panoramica, magari già vista e rivista, quando in pochi secondi è possibile postare sui social network e condividere col mondo uno scatto autentico? Già, perché?
A questa domanda migliaia di vacanzieri o lavoratori fuori sede non trovano una risposta sufficientemente interessante che possa giustificare l’acquisto di quell’oggetto un tempo tanto in voga. La cartolina però oggi, volenti o nolenti, anche a fronte di miliardi di scatti veloci ed effimeri che finiscono nel dimenticatoio nel giro di pochi minuti, resta un articolo affascinante.
La cartolina è stata ed è tuttora capace di immortalare un mondo che cambia, segnare gli usi e i costumi di una determinata stagione e consegnare ai posteri un’epoca che inevitabilmente è mutata. Tanti, guardando cartoline di venti, trenta o cinquant’anni fa sorridono davanti a un paesaggio alle volte appena diverso e alle volte completamente stravolto. Irriconoscibile.
La cartolina non era solo il saluto che si spediva dal luogo di villeggiatura, era anche il modo più pratico e veloce per mostrare a parenti e amici lontani il luogo in cui si abitava per lavoro, dove si faceva il servizio di leva obbligatorio o dove ci si trasferiva per cambiare vita. Girando per la rete non è difficile imbattersi in “reperti storici” come cartoline sbiadite con su scritto: “Saluti da Mezzogoro”, “Saluti da Cologna Ferrarese” o “Saluti da Bosco Mesola”. Ci fu un’epoca in cui anche piccoli paesi di provincia ebbero la propria immagine stampata, pronta per essere spedita. Di quelle fotografie, di quei saluti scritti di fretta prima di andare in spiaggia o prima di correre al lavoro resta il ricordo; forse sbiadito, ma capace ancora di far sorridere o commuovere chi lo ha ricevuto. Anche ad anni di distanza.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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