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I ricordi del fondatore Pancaldi «Coprivamo quasi fino a Padova»

I ricordi del fondatore Pancaldi «Coprivamo quasi fino a Padova»

Alla metà degli anni 70, ci fu l'esplosione del fenomeno delle radio libere, che si sviluppò in seguito in quello delle radio locali. In qualche caso vite effimere, in altri casi esperienze lunghe,...

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Alla metà degli anni 70, ci fu l'esplosione del fenomeno delle radio libere, che si sviluppò in seguito in quello delle radio locali. In qualche caso vite effimere, in altri casi esperienze lunghe, di successo.

A Copparo la scena era movimentata. Ce ne parla Paolo Pancaldi, che fu uno dei fondatori di Radio Copparo Alternativa, emittente che arrivò, in autonomia e con buon sviluppo, fino al nuovo millennio.

«I primi a fondare una radio furono i ragazzi di Radio Copparo Centrale, nome mutuato dall’omonimo bar, che molti di loro e che non esiste più. Poi trasformarono la radio, che si appoggiava alla sala da ballo e ristorante la Quercia, in Radio Emilia Uno. Avevano buone disponibilità, erano anche bravi. Lanciarono una serie di programmi e di interpretazioni che fecero scuola. Poi nacquero Radio Antenna 4, tempo dopo, che durò pochi mesi, e Radio Torre, fondata da un signore che, in seguito, sparì nella notte. C’era Radio Lem, la seconda fondata: era un’emittente con un proprietario che dava la linea editoriale (Adriano Cesaretti, da poco scomparso, ndr). A noi amici, che ci trovavamo in una rosticceria di via XX settembre, questa forma non piaceva. Ci mettemmo al lavoro, nel ’78, e fondammo Radio Copparo Alternativa». La sede era la sala da pranzo «di uno dei ragazzi, Renzo Paolini: la ragione principale per quel posto - spiega Pancaldi - era che Renzo aveva un giradischi e anche un buon numero di dischi. La famiglia fece presente che il tavolo serviva, così ci trasferimmo in un garage, messo a disposizione da un altro dei ragazzi, Massimo Pavani. Anche lì, dopo un po’, c’erano una Radio o un’auto di troppo. Andammo in una piccola sede sopra il bar “Io e Lei”, in XX settembre, poi all’angolo tra via Mazzini e Primo Maggio, quindi nei locali che adesso ospitano la contrada Mota e infine in via Garibaldi, prima sopra il centro sociale, poi dalla parte opposta dell’edificio. Un viaggio avventuroso...».

«Attrezzatura... Marco Piva, il nostro guru, era un ragazzo della nostra età appassionatissimo di elettronica. Ci costruì il primo trasmettitore, mezzo watt (da via XX settembre arrivavamo in piazza, ma con un certo sforzo), che stava in una piccola scatola da formaggini. Eravamo completamente autofinanziati, i ragazzi, oltre venti, pagavano una quota per trasmettere, ma poco alla volta, lavorando duro, crescemmo. La nostra radio fu la prima, e l’unica a Copparo, ad avere una testata giornalistica fin quasi dall’inizio. Il primo direttore responsabile fu Mario Cocchi, giornalista che lavorava in Provincia. Poi Fabio Ziosi. E ci occupavamo d’informazione, perché lo consideravamo fondamentale: Palio, Copparese, notizie locali, noi cercavamo sempre di esserci. Poi la radio diventò una cooperativa, un’emittente commerciale vera e propia, ma sempre con un occhio attento al locale. Ora la radio è chiusa, le frequenze passate ad altri. Nei momenti migliori coprivamo Rovigo, fin quasi a Padova, la zona del Copparese (a un certo punto acquisimmo anche Radio Fantasy, di Formignana, del compianto Paolo Saraceni), proponemmo delle produzioni nostre, indipendenti. A vedere le possibilità tecniche di oggi viene quasi da sorridere agli sforzi che abbiamo fatto, per stare insieme, per fare musica, per coinvolgere. Abbiamo lavorato tantissimo. Ma ci siamo divertiti».

Alessandro Bassi

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