La Nuova Ferrara

«Il terrorismo male d’Europa si combatte con i valori veri»

di GIAN PIETRO ZERBINI
«Il terrorismo male d’Europa si combatte con i valori veri»

Dialogo con il giornalista e scrittore tedesco che vive tra Monaco e Ferrara Il dramma bavarese dopo la strage al centro commerciale e la voglia di reagire

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di GIAN PIETRO ZERBINI

Il terrorismo sta creando apprensione in tutta l’Europa, anche quella considerata più sicura. A Carl Wilhelm Macke, giornalista e scrittore tedesco che vive una parte dell’anno anche a Ferrara, chiediamo alcune considerazioni sul fenomeno, lui che ha vissuto da vicino anche il drammatico attentato di un mese fa al centro commerciale di Monaco di Baviera a pochi passi dalla sua abitazione.

Cosa si può dire oggi di Monaco dopo la recente strage soprattutto di giovani?

«Monaco di Baviera normalmente si presenta come una città molto sicura, ben protetta da una polizia efficace. Un giudizio che vale senz'altro per la vita quotidiana in città, ma Monaco è stato anche il luogo dei più grandi attentati del dopoguerra in Germania. Si ricorda soprattutto l'attentato durante gli Olimpiadi del 1972 con 15 morti, poi il cosiddetto “Attentato dell'Oktoberfest” nel 1980 con 13 morti e tantissimi feriti. La recente strage al centro commerciale ha avuto in totale dieci morti, considerando anche l'autore del crimine. Responsabile per l'attentato dell'Oktoberfest era sicuramente una rete neofascista per anni negata dai servizi segreti. Due attentati del gruppo neonazista “Nsu” contro immigrati si sono poi verificati a Monaco all’inizio del 2001. Quel giovane frustrato colpevole del “bagno di sangue” nel centro commerciale non faceva parte di una rete terroristica dello Stato islamico, ma era molto influenzato da un clima razzista, contro i profughi, percepito sempre più in Germania. Era figlio di una famiglia iraniana, residente da anni, ma nello stesso tempo ammirava molto lo xenofobo norvegese Brevik. L' attentatore a Monaco è cresciuto e si è culturalmente formato nella società tedesca, un ragazzo considerato isolato e “computerizzato' e questo fa paura a tutti».

Come sono i rapporti in Baviera con le comunità islamiche?

«Ufficialmente si può dire che i rapporti ufficiali fra le istituzioni bavaresi e i rappresentanti islamici sono civile almeno al livello formale. Anche le chiese cattoliche e protestante cercano continuamente contatti con i musulmani a tutti i livelli culturale e sociale. Ma in Baviera è profonda la distanza fra le comunità islamici e la cultura egemone di una tradizione bavarese che resta radicata, direi di distanza incolmabile. Ad esempio: per un bavarese vero la birra è una bevanda quasi santa, per un musulmano invece l'uso dell'alcol è rigorosamente vietato. Lo stesso vale per la carne di maiale. Solo sul campo di calcio i rapporti fra i bavaresi e i musulmani sono normali e senza conflitti. Non c'e una differenza fra un gol fatto da un cristiano o da un musulmano».

La potenza tedesca e l'Europa come possono sconfiggere a suo parere il fenomeno del terrorismo?

«Non esiste solo una causa per il terrorismo. Per esempio sia gli italiani sia i tedeschi in passato hanno avuto esperienze con diversi tipi di terrorismo. Non si deve dimenticare, anche che il movimento indipendentista sudtirolese è stato una rete terroristica. Erano quasi i Talibani degli Alpi. Le Brigate Rosse e la RAF in Germania erano terroristi in tutti i sensi con attentati tremendi. Poi l'ETA nei Paesi Baschi, l'IRA in Irlanda del Nord, il "17 novembre" in Grecia negli anni Settanta, ed altri ancora. Il terrorismo non è per niente un fenomeno nuovo per l'Europa. Nuovo è solo il contesto e la dimensione del terrorismo attuale. Anni fa Vittorio Foa ha scritto: “Siamo molto probabilmente all'inizio dei grandi flussi di migranti in tutto il Mondo e non siamo culturalmente preparato verso questo cambiamento storico”. Quella profezia vale per generazioni e cambia tutto la nostra vita positivamente ma anche incluso dolori ed attentati orrendi. La violenza di tipo Isis non si combatte con fiori e feste d'amicizia. Ma puntare solo sulle forze armate e leggi repressive mi pare una via sbagliata. I valori dell'Europa, quelli storici nati dal gruppo di Ventotene dopo l'ultima guerra non si difendono con intolleranza, xenofobia e offese contro 'gli altri', quelli di altro colore, confessione e cultura. C'e molto, molto da fare per tutti noi, ma che alternativa abbiamo?».

Lei è coordinatore di una rete internazionali di giornalisti senza frontiere. Come deve essere a suo avviso l'informazione in questi casi. C'è chi dice che a parlarne troppo si favorisce l'emulazione nelle menti più instabili.

«Da anni non abbiamo parlato in maniera così appassionata talvolta anche controversa sull’impegno giornalistico in questi giorni. Per esempio sulla domanda come si fa un servizio vero sul origine nazionale di un ladro o un assassino. Prendiamo la famosa Festa di Capodanno a Colonia, con tanti atti di violenze sessuale contro donne tedesche. I giornalisti sono stati molto prudenti nel nominare il nome dei vari paesi d'origine dei deliquenti. Non volevano buttare benzina sul fuoco della Destra xenofoba. Ma i giornalisti hanno anche l'obbligo per un servizio vero di raccontare i fatti ogni giorno, sia nel bene che nel male. Per questo il vecchio giornalismo anglosassone resta sempre un modello: "The truth about all". La ricerca della verità è il comandamento assoluto della nostra professione. Viviamo tutti in tempi duri, ma per i giornalisti sono anche tempi di una grande e stimolante sfida professionale».

Un’ultima domanda forse un po’ fuori del contesto drammatico in questi giorni. Cosa dicono a Monaco del nuovo allenatore della squadra del Bayern, il “nostro” Carlo Ancelotti?

«Non è una domanda fuori contesto, anzi, perché a Monaco si sente dappertutto una grande voglia di non parlare sempre di paura, terrorismo, violenza. I bavaresi sono un popolo molto vivace, con tanta voglia di vivere, che ama lo spettacolo. I tantissimi appassionati del Bayern hanno salutato l'emiliano Ancelotti al suo arrivo da tanti applausi. Si aspettano molto da lui e personalmente sono sicuro che Ancelotti si troverà benissimo con la mentalità bavarese».

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