Mancino, pittore veterano del festival
L’annuncio: se avete bisogno usatemi, mi sento una matita
Gregorio Mancino è uno dei tanti artisti accreditati che partecipano a questa edizione del Ferrara Buskers Festival. Non è un musicista, ma un pittore in grado di esaltare l’aspetto ludico e comunicativo dell'arte. Tempere e colori sono per l'artista solo dei mezzi per giocare a trasformare la realtà, a darle un significato nuovo e magari migliore. È quello che sta facendo in questi giorni sulla palizzata di compensato posta sul sagrato del Duomo, dove ha realizzato una colomba che nel becco porta una nota musicale, vicino a un cuore. La nota è simbolo di comunicazione, di linguaggio universale, e cosa di più adatto in questo periodo cittadino, dove,grazie al Buskers Festival, si incontrano persone di ogni nazionalità? Gregorio Mancino ha lo studio a Milano, in zona Navigli, ma ha viaggiato per tutto il mondo. L’opera che sta disegnando non è l’unica: «In Palestina, con 13 bambini, abbiamo dipinto un muro con una colomba, solo che invece del cuore, c’era un pugno che bussava, come per chiedere il permesso di entrare. Il vero artista è quello che utilizza il suo talento e sa esprimerlo, in qualsiasi maniera, e è capace di usare contemporaneamente mani, cuore e cervello. Ho lavorato un po’ in tutto il mondo, e ho capito che quello che esce dalle nostre mani è arte, pensando però che ciò che produco è per tutti». Gregorio partecipa al Buskers Festival da una decina d’anni, «Sono felice di essere qui a Ferrara, città splendida e accogliente, che mi ricorda Amsterdam e Bruxelles, perché ha saputo conservare la storia e l’antichità. Ha ancora tanti punti di riferimento come le torri, mentre a Milano blasonati architetti non hanno saputo fare altrettanto, lì si vive la città come immagine». La sua arte è rivolta in particolare a chi si trova in condizioni di isolamento o in malattia, ecco allora che decora ospedali e case di cura per creare un ambiente migliore. E si dice disponibile a venire anche a Ferrara, gratuitamente, «se avete ospedali, case di cura, scuole, da abbellire o con muri bianchi, vengo volentieri, usatemi, mi sento una matita».
Veronica Capucci
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