Rodrigues, emozioni contro i preconcetti
La sua tecnica è unica, il chitarrista brasiliano entusiasma e ha un messaggio «Il musicista di strada è un artista, non un marginale. Qui l’hanno capito»
La musica intesa come la forma d’arte che è. Come emozioni. E come strumento (in tutti i sensi...) contro i preconcetti.
Joel Rodrigues, brasiliano, gaucho di Bento Gonçalves (terra di immigrazione italiana), sta incantando il Ferrara Buskers Festival. Non solo per la sua maestria, per la tecnica (tapping a due mani) con cui suona, le chitarre che diventano come un pianoforte. Ma anche per l’impatto che ha sugli spettatori, colpiti da questo artista che si esibisce insieme al figlio dodicenne, che lo accompagna al violino. «Colgo - dice Rodrigues - l’emozione che pervade le persone, toccate da padre e figlio insieme. Così ti senti valorizzato, la realizzazione è totale. Tutto molto gratificante». Ferrara in tal senso gli sta dando molto, e Joel non lo nasconde: «Sono stato accolto molto bene. E, in particolare, l’esibizione a Comacchio - una città che non conoscevo - ha rappresentato un momento magico».
Joel Rodrigues ha una storia non banale. Abita a Vicenza dal 2014, per una precisa scelta di vita: «In Brasile ero professore di musica, e nei fine settimana mi esibivo in locali pubblici, hotel... Ero apprezzato, ho collaborato con Kiko Freitas (uno dei più grandi batteristi brasiliani, figlio d’arte; ndr), inciso cd e dvd, vinto due festival. Tutto bello, per carità. Ma in Brasile non ce la fai a vivere di quello, la mia professione - insegnante - non è valorizzata, guadagni l’equivalente di due salàrios minimos (il salàrio minimo brasiliano è di 880 reais, quindi due sono 1.760 reais, equivalente di 484 euro e spiccioli; ndr). Nel 2013 sono stato un mese a Dublino per la prima esperienza come musicista di strada, una realtà che da noi non è praticabile. Mi sono talmente entusiasmato che dopo essere tornato in Brasile ho deciso di partire e nel 2014 sono arrivato a Vicenza con moglie e figli, abbiamo preso la cittadinanza visto che i nostri bisnonni erano italiani. A Vicenza ho dunque iniziato a lavorare come musicista di strada e Isac, che studia al conservatorio, mi accompagna con il suo violino».
Non sono state tutte rose e fiori. Interessante: «L’Italia è diversa da Dublino. Sembra un’affermazione banale, mi spiego: in Irlanda la cultura è diversa, non esistono preconcetti contro i musicisti di strada. Qui è un po’ diverso, non la si vede come un’arte. Non siamo considerati musicisti di strada ma... moradores de rua, gente senza risorse che vive in strada. Non ovunque, sia chiaro. Ferrara è diversa, non è così. Qui ho trovato un festival meraviglioso, un’organizzazione perfetta, una città accogliente. Ma a Peschiera, per dire, mi stavo esibendo, olandesi e tedeschi apprezzavano, è passata una signora italiana e mi ha chiesto: “scusi, lei cosa fa nella vita?”... Ma la mia vita è questa, è il mio lavoro. Ed il bello della musica di strada è che ti permette di entrare in contatto con tante persone, di fare conoscenze, di ampliare il tuo bagaglio, di dare e ricevere cultura». Joel Rodrigues è stato filmato dalla moglie mentre suonava a Vicenza. Il video, postato in Facebook, ha riscosso grande successo ed è giunto fino a Stefano Bottoni che ha apprezzato ed invitato l’artista brasiliano al Ferrara Buskers Festival. La visibilità cresce, ora gli si aprono altri orizzonti:
«Sono stato chiamato per partecipare ad un talent musicale in tv, il prossimo autunno. Andrò, mi si possono presentare nuove prospettive. La mia tecnica l’ho studiata e perfezionata per più di 15 anni, potrò avere una buona ripercussione o almeno lo spero».
La musica brasiliana a Ferrara è molto apprezzata in queste sere d’estate: «Lo vedo. Mi era stato chiesto di cambiare un po’ il mio repertorio, di introdurre più rock. Lo faccio, ma con arrangiamenti miei. Poi passo alla Mpb (Mùsica Popular Brasileira; ndr) e la gente vibra».
Il Brasile, così lontano, tra crisi politica e tanti problemi. O no? «Altrochè... Il momento è difficile e sinceramente non vedo prospettive, la crisi ha creato divisione. La violenza è cresciuta incredibilmente, non c’è posto sicuro, non lo è più nemmeno la mia piccola Bento Gonçalves. A Rio, per le Olimpiadi, hanno mobilitato l’esercito per garantire un minimo di sicurezza. Ma adesso? Ma in futuro? Non avevamo bisogno di Olimpiadi, né della Copa nel 2014, ma di investimenti nel campo della salute e dell’educazione. Anche il funky carioca è una musica che trasmette valori sbagliati, induce alla promiscuità, alla violenza. Il prossimo anno andrò in Brasile, perchè ho nostalgia, per vedere i miei otto fratelli e sorelle, per i 60 anni di matrimonio dei miei genitori. Ma poi tornerò qui».
Paolo Negri
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
