La Nuova Ferrara

«L’organetto? Un sogno che avevo fin da piccolo»

di SAMUELE GOVONI
«L’organetto? Un sogno che avevo fin da piccolo»

Vita da pensionato: Wilfried viaggia per il mondo suonando il suo strumento «Il mio sogno è portare questa musica in California e in Nuova Zelanda»

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di SAMUELE GOVONI

Sono gli ultimi fuochi dell’edizione 29 del Ferrara Buskers Festival. Mentre qualcuno si lamenta di pseudo vagabondi che bivaccano sui marciapiedi o nel Sottomura, la città continua a riempirsi e svuotarsi. Migliaia di persone in questi giorni hanno inondato le strade e le piazze di Ferrara per assistere a uno spettacolo che, volenti o nolenti, continua ad essere unico in Italia e probabilmente anche più in là. Già da venerdì mattina Gigi Russo, direttore organizzativo del festival, aveva comunicato (seppure in via informale) che le presenze erano in crescita rispetto gli anni passati; anche nei giorni feriali. E in effetti, di facce se ne sono viste un bel po’ da martedì in avanti. Parcheggi e ristoranti pieni di auto e persone, famiglie intere a caccia del mago o dello scultore di palloncini o di qualche equilibrista che lascia tutti a bocca aperta e i più piccoli col naso allinsù. E nonostante tutto questo, nonostante la musica e la magia, c’è chi continua a sostenere che i buskers non facciano bene alla città o che non creino indotto.

Tra i tantissimi artisti di strada, più o meno giovani che passano dal Boldini in via Previati per registrarsi, conoscere la propria postazione serale e recuperare i propri strumenti, noi aspettiamo Wilfried Gombocz, suonatore di organetto per la prima volta a Ferrara. Con lui in città c’è anche Wilfried Schmauch, il cognato. «La prima volta che ho visto un organetto - racconta Gombocz, che arriva dall’Austria - fu anche la prima volta che vidi un treno; la locomotiva era ancora a vapore. All’epoca avevo 6 anni, ora ne ho 69. Ricordo che mia mamma un giorno mi portò nella capitale, vidi un uomo che lo stava suonando ma, siccome andavamo di fretta, non potei rimanere ad ascoltarlo. Sono passati tanti anni da allora ma non ho mai dimenticato quello strumento». Nel corso della vita Wilfried si è dedicato ad altro ma, una volta in pensione, ha dato libero sfogo a quel sogno di bambino: suonare l’organetto. «Sei anni fa ho comprato l’organetto, per la moto ho le gambe troppo corte - ride - Da quel momento giro suonando. A volte viaggio da solo, altre in compagnia; se qualcuno ha tempo di venire con me mi fa piacere perché ci divertiamo». La prossima settimana sarà in Ungheria e poi ha davanti a sé un paio di viaggi piuttosto impegnativi: «Ho due figlie, una vive in California e una in Nuova Zelanda; voglio andarle a trovare entrambe e, già che ci sono, cogliere l’occasione per suonare nelle strade e nelle piazze di quei Paesi il mio organetto».

Wilfried e cognato riescono a instaurare un grande rapporto con il pubblico, anche grazie al vasto repertorio che propongono. «Negli organetti abbiamo più di settecento melodie e, in base agli spettatori che incontriamo, proponiamo la musica a nostro avviso più adatta. La gente si diverte e noi siamo felici. Ferrara ci piace molto! L’altra notte - confida - abbiamo suonato fino all’una, le persone non ne volevano sapere di andarsene, è stato bello anche se - sorride - avevamo paura che arrivassero i carabinieri! Il pubblico era molto affettuoso e quando è così, ci si porta a casa una bella soddisfazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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