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Se le parole sono note

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Poesia per strada: nel cortile del Castello con Villalta

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Se conti più la musica o il testo di una canzone dipende dall’ispirazione dell'autore, e dalla sua inventiva. È cominciato così l'incontro di Poesia per strada, sabato sera, nel cortile del Castello. A dibattere scherzosamente sono stati Gianmario Villalta e Stefano Bottoni, stipulando così un sodalizio tra Ferrara Buskers Festival e la rassegna di letteratura PordenoneLegge: «In fondo - ha affermato Bottoni - la poesia è una canzone silenziosa». Dopo l'ultimo appuntamento con Storie di Buskers (protagonista la jug band No Funny Stuff) la serata è proseguita con la 5ª edizione di Poesia per strada, un angolo di poesia che arricchisce il Festival, da sempre curato dal giornalista e poeta Matteo Bianchi. Per il primo lustro, l'ospite Gianmario Villalta ha partecipato con il suo ultimo titolo, Telepatia. La sua poesia si presenta sincera e complessa, a volte da rileggere, come lui stesso ha affermato, perché «non si può considerare solo l'eleganza "estetica" dei versi: la realtà è complicata. Ma io volevo un libro vero, non bello». Secondo Villalta la poesia costituisce un'occasione per raccogliere l'eredità delle parole e dar loro prestigio, ma non solo: è anche una delle poche possibilità per mettere a nudo il proprio io, in un dialogo onesto con se stessi. Una riflessione sul tempo, imbeccata da Bianchi e proseguita dall’autore, si è conclusa con una velata critica all'epoca attuale: «In 150 anni l'essere umano ha raggiunto poteri e saperi che nemmeno immaginava: purtroppo la nostra etica non riesce a star dietro ai cambiamenti». E l'assenza di punti di riferimento, porta a una mancanza di responsabilità condivisa, un problema che Villalta risolve assumendosi parte del peso della vita, e riversandolo nella sua poesia.

Irene Lodi

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