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Il ghetto ferrarese e i luoghi che resistono al passare del tempo

Il ghetto ferrarese e i luoghi che resistono al passare del tempo

Passeggiando per il centro di Ferrara, possiamo osservare le ampie tracce che la comunità ebraica, presente a Ferrara già dal 1227 ha lasciato, sottoforma di monumenti, lapidi, la stessa attuale sede...

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Passeggiando per il centro di Ferrara, possiamo osservare le ampie tracce che la comunità ebraica, presente a Ferrara già dal 1227 ha lasciato, sottoforma di monumenti, lapidi, la stessa attuale sede della Comunità, case e scuole. Prima di addentrarci nel ghetto, realizzato nel 1626 con l’istituzione di 5 portoni, una testimonianza importante la troviamo, nella Colonna di Borso d'Este, in Corso martiri della Libertà, di fronte al sagrato della Cattedrale. La Colonna fu realizzata infatti, con lapidi delle tombe di ebrei, e terminata la seconda guerra mondiale, quando venne smontata per problemi di stabilità, la comunità ebraica chiese la restituzione delle lapidi, ma ottenne solo di poterle fotografare. Il ghetto inizia da via Mazzini, al cui ingresso era collocato un portone, ricordato oggi da un lapide posta nell’edificio dell’ex oratorio di san Crispino, dove gli ebrei erano costretti a pregare.

Proseguendo nella stessa via, al civico 95 si trova il centro culturale e religioso della comunità ebraica, la Sinagoga con il relativo museo, attualmente chiuso per i danni provocati dal sisma. Accanto al portone d’ingresso, due lapidi ricordano le persecuzioni razziali. L’edificio di via Mazzini 95 fu donato dal ricco commerciante Ser Mele alla comunità nel lontano 1484. La Ferrara ebraica, raccontata nei libri di Giorgio Bassani. Fuori dal ghetto, in via Vigne, si trova il cimitero ebraico, detto anche “Orto degli ebrei”.(v.c.)

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