«Sono scomodo e non mi invitano»
Moni Ovadia sarà a Ferrara durante il festival di Internazionale
«Ormai è da tanti anni che non vengo invitato a iniziative ufficiali; evidentemente sono scomodo per la mia posizione nei confronti del governo di Israele e dell’occupazione dei territori palestinesi. Ho profonda stima per gli intellettuali e i giornalisti israeliani che denunciano la gravissima deriva che ha coinvolto, purtroppo, non solo i politici ma anche gran parte della società che nega problemi reali».
Moni Ovadia, attore, drammaturgo, scrittore e musicista è uno dei più noti esponenti della cultura ebraica; non si è mai nascosto dietro un dito. Ha sempre espresso pubblicamente opinioni e posizioni senza scendere a compromessi e la nomea di “scomodo” se l’è guadagnata nel corso di una carriera lunga decenni. «Ho 70 anni e rifarei tutto quello che ho fatto, anzi - dice - forse sarei ancora più radicale nel rimarcare la differenza che c’è tra la cultura ebraica e quella israeliana; spesso si fa confusione ma c’è parecchia differenza». Poi continua: «In tempo di guerra gli ebrei hanno insegnato al mondo che cosa significa essere Popolo, hanno dimostrato che si può essere popolo anche senza il filo spinato e i confini e proprio per questo sono stati condannati allo sterminio. Perché in Europa ci sono tanti problemi? Perché non si riesce a essere popolo; perché ogni Paese è ancora vittima dei propri nazionalismi. Non si crea un’identità comune». Moni Ovadia fu ospite al Teatro Comunale di Ferrara nel lontano 2005 e da allora, nonostante gli spettacoli e le occasioni non siano mancate, nella città estense non è più tornato. Il vuoto si riempirà il prossimo 1 ottobre durante il festival Internazionale a Ferrara. In quell’occasione, al Chiostro di San Paolo, presenterà con Pietro Del Soldà “Il coniglio Hitler e il cilindro del demagogo” (ed. La Nave di teseo, 15 euro).
«L’Italia è il mio Paese, non la mia nazione; di nazioni - afferma - non ne ho e non ne voglio avere. Penso che qui vivano e siano vissute genti straordinarie ma la classe dirigente attuale è sempre peggio: è mediocre, volgare e nulla mi accomuna ad essa. Naturalmente, anche in questo campo ci sono le eccezioni. Guardo con rispetto gli eroi che si alzano tutte le mattine per andare a lavorare. Ai giovani? Dobbiamo insegnare a dare loro coraggio e speranza. Io - conclude Ovadia - conservo un piccolo vanto: nessuno mi fa abbassare gli occhi. Cammino a testa alta perché non ho mai fatto favori o giochetti. Tutto quello che ho l’ho ottenuto da solo e ne vado fiero».
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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