L’altra faccia dell’attore è un rap senza confini
L’artista è uno dei membri delle Bestierare, gruppo nato alla fine degli anni ’90. «Ognuno di noi fa altro nella vita, la musica ci serve a non avere vincoli»
FERRARA. Sono le 19,45 di sabato sera, 10 settembre, l’estate sta finendo ma il caldo si sente ancora. Sul palco del Birocciante Summer Fest di Ferrara ci sono le Bestierare, stanno facendo il soundcheck prima del concerto che avrà inizio un paio d’ore più tardi. Una delle voci del gruppo è quella dell’attore (quasi) 36enne Elio Germano. Mentre combatte contro un agguerrito schieramento di zanzare accetta di scambiare quattro chiacchiere con noi ma a una condizione: «Questa sera non parliamo di cinema». Si trova in un altro contesto, veste altri panni e dice di preferire non legare il suo nome alla band perché «si tratta di un progetto a parte, senza vincoli e fuori dagli schemi».
. Come e quando nasce la vostra passione per la musica?
«A Fine anni Novanta è cominciato tutto. Sono passati quasi vent’anni. Non siamo musicisti, nessuno di noi suona uno strumento. Frequentavamo certi spazi che ci hanno fatto scoprire realtà come il rap, il punk o l’hardcore. Spinti dal desiderio comune di sperimentare un certo linguaggio abbiamo iniziato a fare musica insieme ma senza particolari obiettivi di carriera. Il nostro era più che altro un desiderio di condivisione, volevamo instaurare un rapporto sincero tra noi e il pubblico. E questo è il motore che ancora oggi ci spinge a proseguire».
Autonomi in tutto e per tutto, scelta o necessità?
«Abbiamo attraversato varie fasi, scoprendo generi e contesti differenti. In tutto quello che abbiamo fatto però abbiamo sempre voluto essere autonomi. Ognuno di noi ha un altro mestiere nella vita, con le Bestierare vogliamo essere liberi. Suoniamo quando possiamo, senza imposizioni. Scegliamo quando e dove esibirci, per noi il rapporto con organizzatori e pubblico è fondamentale; ci deve essere sincerità e rispetto».
Vite diverse, professioni diverse e anni che passano, avete mai rischiato di abbandonare il gruppo?
«Certo, è capitato più volte. Magari non ci vediamo per lunghi periodi poi quando ci ritroviamo ci scambiamo quello che abbiamo scritto nel corso delle settimane o dei mesi. Tante cose le facciamo dal vivo prima ancora di registrarle e inciderle. È tutto molto libero e ne siamo felici; abbiamo lottato per far sì che questo progetto musicale restasse un piacere e non si tramutasse in lavoro».
Perché il rap?
«Siamo cresciuti con le basi, non abbiamo sentito l’esigenza di imparare a suonare uno strumento. Quello che noi facciamo potrebbe essere tranquillamente fatto con uno stornello, ciò che conta è il messaggio; il mezzo con cui lo si esprime è secondario. L’importante è che il linguaggio sia popolare e diretto. Al di là del rap, la rima è una forma di linguaggio antica».
Bestierare non è un nome comune, da dove arriva?
«Il nome? Ce l’ha dato il nonno di uno di noi. Siamo nati in un paesino del Molise e da quelle parti essere considerati “fuori dagli schemi” non era poi così difficile. Una volta ci ha detto: “Voi siete delle bestie rare”. La definizione c’è piaciuta, avevamo cambiato un po’ di nomi nel primo periodo e poi abbiamo capito che quello era quello giusto per noi. È coerente con ciò che siamo, rappresenta bene la nostra “biodiversità”».
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