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Benni fa il pienone: "Ariosto era pulp prima di Tarantino"

Benni fa il pienone: "Ariosto era pulp prima di Tarantino"

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FERRARA. I duelli, i paladini, le audaci imprese, gli amori, la follia di Orlando, la poesia e il suo valore consolatorio sono stati l’altra sera al centro dello spettacolo di Stefano Benni, che lo scrittore ha messo in scena alla Sala Estense nell’ambito della giornata “Ariosto Pop:dal fantastico al fantasy”,dedicata ai 500 anni dalla prima edizione del poema ariostesco. Un monologo, nel corso del quale l’autore, pur dicendosi «non esperto di Ludovico Ariosto», ha decifrato l’Orlando furioso attraverso parole chiave che hanno valorizzato il ruolo dell’immaginazione nel poema. L’immaginazione è presente nella vita quotidiana di ciascuno di noi, anche la bugia non è altro che un atto d’immaginazione. «Tutti noi abbiamo immaginazione - sostiene Benni - e i bambini sono gli eroi dell’immaginazione, solo che scuola e famiglia la vedono come un fuga dalla realtà. Invece un pensiero intero la deve rispettare». È

con la fantasia che Ludovico Ariosto ha composto il suo poema, «non facendo dei viaggi, ma al lume di una candela. Anche Salgari non aveva mai lasciato lo studio di Torino, ma scrisse libri di avventura». Perfino il regista americano Quentin Tarantino, secondo Stefano Benni, non ha inventato nulla. «Il pulp era già in Ariosto, dove convivono comico e tragico, e in una stessa ottava si può soffrire e ridere.Da Ovidio con la Centauromachia e Ariosto con l’assedio a Parigi», sono stati il modello del successivo genere splatter. E contro chi sostiene la supremazia della ragione contro l’immaginazione, Stefano Benni ricorda che «la scienza è piena d’immaginazione. Chi inventa prima sogna, e Darwin era accusato di essere sognatore, Galilei un pazzo, Einstein descrive la scoperta della relatività come una visione».

Insomma, senza immaginazione non c’è progresso scientifico, e «niente è più utile di un pensiero intero». L’unica cura possibile per la follia e il delirio è data dalla poesia, e il viaggio sulla luna di Astolfo per ritrovare il senno perduto di Orlando non serve, perché «la luna non è ragione. Da Virgilio in poi la luna è il mistero, la malinconia. Non è la ragione la cura. Solo la poesia cura la follia». L’incontro con Benni ha chiuso in bellezza una giornata ricca di iniziative, apprezzata da un pubblico trasversale che in “Ariosto Pop” ha scoperto un mondo diverso tra le pagine del Furioso.

Veronica Capucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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