Estensi, nelle loro Delizie la magia dei luoghi dell’anima
Sparse in quella che oggi è la città e la sua provincia, sono patrimoni unici Tra le nobili mura lo svago, il piacere, gli amori e una cultura senza tempo
di MARCELLO PULIDORI
Sopravvivono. Come possono. Finché possono. Sono le meravigliose vestigia della famiglia degli Estensi. Da diversi decenni, grazie all’attenzione degli storici e delle istituzioni, molte di loro hanno trovato un sacrosanto riscatto. Ricordano al mondo che esistono e che in esse si è dipanata una vita incessante e spesso stupefacente. Intrighi, amori, le grandi decisioni. Sono le Delizie Estensi. Frammenti di esistenze, sogni, prosperità, miserie e nobiltà di quelli che furono i Signori di Ferrara. Nella Delizia l’abitare era principesco e cortigiano. Ci ha pensato la letteratura del tardo Cinquecento a preservare la memoria e a consegnarci questi luoghi di piacere e di svago. Di Delizie Estensi, tra città e campagna, se ne contavano 53: casini da caccia e ritiri estivi fatti erigere dalla famiglia degli Este in un periodo che va dalla fine del Trecento a metà del Cinquecento. Oggi le Delizie sono Patrimonio dell’Umanità. Di molte, purtroppo, non si ha più traccia perché scomparse. Tra quelle ancora visitabili c’è la . Delizia di Belriguardo a Voghiera, la prima ad essere edificata al di fuori di Ferrara. La volle il marchese Niccolò III d'Este e venne utilizzata come residenza estiva di tutta la corte e come villa di rappresentanza. La posa della prima pietra risale al 1435. Vi soggiornò sovente Lucrezia Borgia. Tra palazzi e giardini, Belriguardo aveva una superficie complessiva di quaranta ettari. Nella seconda metà del Cinquecento nella Delizia di Belriguardo dimorò anche Torquato Tasso. La magnificenza della Delizia subì un brusco stop quando gli Estensi furono costretti a lasciare Ferrara (1598). Belriguardo fu allora lasciata in enfiteusi a proprietari terrieri del luogo i quali la utilizzarono principalmente come fattoria, trasformando sale affrescate dai maggiori maestri del Cinquecento ferrarese in stalle e granai. Tutto ciò che c'era di prezioso e ormai inutile al nuovo utilizzo del complesso fu venduto. Malgrado questo scempio, Belriguardo è giunta fino a noi. I suoi resti sono pochi ma significativi: la torre al centro (dalla quale gli Estensi osservavano gli spettacoli nella peschiera sottostante alimentata dal fiume Sandalo), le sei finestre gotiche della fine del Quattrocento; la Sala della Vigna, l'unico ambiente che ha restituito qualche testimonianza dell'antico splendore. Presto (23-24-25 settembre) la Delizia sarà uno dei perni di “Vivi il Verde. Alla scoperta dei giardini dell’Emilia-Romagna”, un ricco calendario di eventi in tanti luoghi diversi sparsi su tutto il territorio regionale. All'iniziativa non poteva mancare il Museo Civico di Belriguardo con una serie di iniziative legate alla Delizia che venne definita la Versailles degli Estensi. Con Belriguardo i vari Duchi (Borso, Ercole o Alfonso) intendevano stupire gli illustri ospiti, e ci riuscivano sempre. Le iniziative del prossimo fine settimana rientrano nel Settembre delle Delizie, promosso e finanziato dalla Provincia. Da Voghiera ad Argenta, o meglio alla frazione Benvignante dove sorge un’altra di queste dimore. È chiusa al pubblico a causa del terremoto del 2012 che ne ha lesionato varie parti. Venne costruita nel 1464 da Pietro Benvenuto degli Ordini, fu voluta da Borso d'Este che la donò al fedele segretario Teofilo Calcagnini. Nel 1481 vi soggiornò la bella Beatrice d'Este. Passata a vari proprietari, nell'Ottocento la Delizia fu acquistata dal conte Luigi Gulinelli (il cui stemma compare ancora oggi sopra il portone d'ingresso). Un altro salto e si arriva alla Delizia del Verginese (nella foto grande) a Gambulaga di Portomaggiore. È una villa rettangolare a due piani delimitata ai vertici da quattro torri. È costruita in mattoni intonacati di bianco. Nella parte posteriore c'è un brolo, un giardino rinascimentale. Venne costruita sotto forma di casale agricolo presso i fiumi Primaro e Sillaro già alla fine del Quattrocento ed era raggiungibile da Ferrara via acqua. Poi sotto Alfonso I d'Este venne ristrutturata e assunse il suo massimo splendore. In quel periodo furono costruite le torri angolari a pianta quadrata, gli eleganti timpani alle finestre e il bugnato in laterizio che incornicia porte e torri. Alfonso la donò alla colta cortigiana Laura Dianti che consolò e accompagnò il Duca dopo la morte della moglie Lucrezia Borgia e che vi risiedette fino alla morte. Laura Dianti è stata identificata in un dipinto di Tiziano, che venne chiamato da Alfonso per ritrarre la dama che (forse) lo stesso Alfonso sposò poco prima di morire. L'ultimo proprietario, l'avvocato Enrico Fontana, cedette la villa alla Provincia di Ferrara (a parte gli isolati casi di proprietà privata, le Delizie sono ora in gestione ai Comuni sul cui territorio sorgono). Le Delizie. Resteranno, se gli uomini e la loro intelligenza lo vorranno e se ne saranno degni, a ricordarci l’importanza di un’epoca, di una cultura, del sapere. Ma anche a rammentarci la necessità del piacere.
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