«Ho vinto, sono incredula Duro lavoro dietro al libro»
La gioia e l’emozione della vincitrice più volte minacciata dalla malavita Prima di diventare giornalista, la laurea in cinema al Dams di Bologna
La sfida è stata serrata e fino all’ultimo non era chiaro chi dei quattro finalisti avrebbe avuto la meglio sull’altro. Mattia Feltri, Paolo Morando, Gianluici Nuzzi e Sabrina Pignedoli con le loro opere correvano per aggiudicarsi la 52esima edizione del Premio Estense.
Poi la “fumata bianca”, dopo un’attesa estenuante, è arrivata per la reggiana Pignedoli che con il suo “Operazione AEmilia. Come una cosca di ’Ndrangheta si è insediata al Nord” (ed. Imprimatur, 2016) è stata decretata vincitrice del concorso letterario.
«Non me l’aspettavo, non me l’aspettavo - commenta a caldo - C’erano dei grandi nomi in concorso e io ero già felice di essere arrivata fino qui. Dietro questo libro c’è stato molto lavoro e sono contenta di questo risultato». Dopo le foto, gli abbracci, i saluti e gli autografi, Sabrina Pignedoli “torna in sé” per ripercorrere quei mesi, anni di lavoro che l’hanno portata alla pubblicazione del volume che racconta come una cosca di ’Ndrangheta si è insediata nel Nord Italia. «Si è presentata come una società di “recupero crediti” e con il volto dell’imprenditore di successo invidiato e rispettato. Penso ci siano ancora elementi da scoprire. Dove c’è ’Ndrangheta c’è anche in coinvolgimento diretto o indiretto della politica. In Emilia - spiega - questo tema è stato solo sfiorato ma credo che verrà approfondito». La Pignedoli dice di aver subìto minacce e intimidazioni ma precisa: «Non ho la scorta». «Ho ricevuto pressioni e minacce di vario tipo. Telefonate, lettere anonime in redazione e anche le querele minacciate prima ancora che uscisse un articolo». Nonostante tutto però è andata avanti, ha proseguito con determinazione nel suo lavoro. Poi, quando gli articoli “non bastavano più” è arrivato il libro. «L’idea che ciò che scrivevo ogni giorno venisse in un qualche modo disperso mi spaventava e così ho scelto di lavorare a un libro. Un libro che fosse capace di parlare a tutti, fatto di storie emblematiche che potessero raccontare a chiunque come funziona il meccanismo della ’Ndrangheta». La Pignedoli prima di frequentare la scuola di giornalismo di Bologna, si era laureata in cinema al Dams. «Seguendo il consiglio di un mio insegnante, ho scritto il libro come se avessi dovuto scrivere la sceneggiatura di un film. In questo modo - ha concluso - ero sicura che sarei riuscita ad arrivare a tutti».
Samuele Govoni
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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