«Fantasy e muraglie non ci salveranno»
Pazzi contro tutti: la scrittura ha una dignità, non è fiction
Prima di cimentarsi con carta e penna, bisogna leggere e imparare a orientarsi tra gli scaffali, tra falsi profeti e parolai di mestiere. Venerdì 30, dalle 21 alle 23, al Centro Sociale Acquedotto riapre Itaca, la scuola di scrittura di Roberto Pazzi, con un corso incentrato sul romanzo storico e sui limiti della memoria individuale a favore di quella collettiva (scuolaitaca.fe@gmail.com). Narrare a occhi ben occhi è ancora l’essenziale per lo scrittore estense, che sembra aver raccolto già da tempo il lascito di Ludovico Ariosto, fedele all’immaginazione.
Harry Potter fa lavorare le librerie anche di notte: alla faccia del fantasy.
«A riguardo resto scettico e non lo nascondo. Il fantastico per me rimane il patrimonio di Ariosto, Calvino e Buzzati, quello che proviene dalla tradizione classica. Il maghetto rappresenta una delle vittorie della vista sulla visione».
Ovvero?
«La parola deve accendere in mente un’immagine autonoma dalla stampella della telecamera o dalla diretta tv. La scrittura ha una dignità che non può essere ridotta alle fiction in funzione dello share».
È un approccio dannoso?
«Certo, perché impedisce l’articolazione profonda del pensiero. Lo semplifica sino ad atrofizzarlo. Basta sfogliare le prime pagine dei best seller, fatte di brevi frasi logiche e di piatte coordinate. La letteratura di pensiero è destinata a morire: quella in vendita è tutta di trama, attenta solo al sensazionale».
In che modo si oppone il suo corso di scrittura?
«Si comincia dalla lettura di cinque romanzi storici che trattano di un periodo simile al nostro. L’Europa sta subendo una perdita di ruolo, perciò ho scelto lo sgretolamento dell’Impero Romano. Si inizia con “Io, Claudio”, di Robert Graves e si finisce con “L’ultima legione”, di Valerio Massimo. Quest’ultimo è l’esempio negativo, quello da non emulare».
Due colossi sofferenti a confronto.
«Non solo, il passato di fronte al presente. Fino a non molto tempo fa l’Europa era un impero con delle colonie al seguito. Un’ipotesi sensata del nostro avvenire l’ha scritta Michel Houellebecq in “Sottomissione”».
Fu colpa dei barbari se cadde l’Impero Romano?
«I barbari non volevano distruggerlo, ma solo viverci comodamente. Tuttavia furono talmente ingombranti che distrussero il sistema. Oggi si assiste poco alla volta alla pressione di 65milioni di migranti, all’incombere dei popoli più poveri, come dice Papa Francesco».
Cosa pensa delle barriere che si stanno alzando?
«Con quelle non si va da nessuna parte. Il muro di Orban con la Croazia mi ha ricordato subito il Vallo di Adriano, che ritardò solamente la caduta. Più alti sono i muri, più forte sarà l’urto degli esclusi. Si va avanti con accoglienza e comprensione».
“Secondo Matteo” non è la direzione giusta.
«Salvini è il più gonfio dei populisti, un nazionalista che cavalca le paure della pancia e dell’ignoranza. Il titolo poi è blasfemo, pretende di avere una parola da Vangelo. Vuole attirare l’attenzione senza un briciolo di contenuti, è già troppo ignorarlo».
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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