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Papà Sgarbi torna con un libro dedicato a Rina, amore della vita

Papà Sgarbi torna con un libro dedicato a Rina, amore della vita

Il terzo libro della carriera di uno splendido “debuttante” ultranovantenne è dedicato all’amore di una vita. Quello che non si dimentica mai e che nemmeno la morte può cancellare. Parliamo di...

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Il terzo libro della carriera di uno splendido “debuttante” ultranovantenne è dedicato all’amore di una vita. Quello che non si dimentica mai e che nemmeno la morte può cancellare. Parliamo di Giuseppe Sgarbi, padre di Vittorio e di Elisabetta.

Sta per uscire infatti “Lei mi parla ancora”, dove lei è la moglie Rina, morta il 3 novembre 2015.

Nelle pagine del volume il farmacista di Ro Ferrarese racconta l’avventura accanto alla donna sposata nel lontano 1950. «Lei era l’intelligenza, l’inquietudine, il desiderio di non fermarsi a Ro. Io incarnavo la resistenza, la pazienza, la calma. I miei figli hanno preso moltissimo dalla madre. Rina era fondamentalmente una ribelle. Lei la nomade io il sedentario», ha detto lo stesso “Nino” Sgarbi in una recente intervista rilasciata ad Antonio Gnoli per Repubblica.

E ancora: «Arrivammo a Ro nel 1951, prendemmo in affitto la farmacia qui accanto e il resto della casa. Non c’erano soldi e non potevo immaginare che saremmo riusciti a comprare il tutto. Il 1951 fu anche l’anno dell’alluvione. Rina era rimasta a gestire la farmacia. Portando un po’ di soccorso a chi ne aveva bisogno. Il medico l’aveva consigliata di non strapazzarsi. Era incinta di Vittorio».

Questo e molto altro potremo leggere nel libro di imminente pubblicazione da parte della casa editrice Skira, la stessa delle due opere letterarie precedenti dello scrittore oggi 95enne, il cui talento è stato scoperto dalla figlia Elisabetta. Il debutto fu “Lungo l’argine del tempo. Memorie di un farmacista” (premio Bancarella opera prima nel 2014 a Pontremoli e premio internazionale Nino Martoglio nel medesimo anno), seguito da “Non chiedere cosa sarà il futuro”.

La figura di Nina Sgarbi è stata ricordata pochi giorni fa anche da Elisabetta.

«Devo essere come mia madre che non piangeva mai - ha raccontato alla Stampa la fondatrice della casa editrice “La Nave di Teseo” - La sua scomparsa è una vera tragedia. Mi manca il suo ottimismo, la sua energia. Era donna intelligentissima ed elegantissima. Vittorio con lei ha avuto una sodalizio intellettuale molto forte che mi ha lasciato grande autonomia. Ho fatto la mia strada, mi sono rafforzata moltissimo. Negli ultimi 15 anni - non ho figli - le sono stata vicina con dedizione. Tra di noi c’era una frequentazione continua di telefonate. La sua energia mi caricava».

Fabio Terminali

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