La Nuova Ferrara

Dieci anni di Festival De Mauro racconta il “suo” lungo viaggio

di SAMUELE GOVONI
Dieci anni di Festival De Mauro racconta il “suo” lungo viaggio

Il direttore della rivista: all’inizio le location erano due Oggi non bastano i contenitori di tutta la città

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SAMUELE GOVONI. Giovanni De Mauro, fondatore e direttore della rivista Internazionale, ha raggiunto Ferrara ieri sera. Siamo riusciti a contattarlo durante il suo viaggio in treno e, tra una galleria e l’altra, abbiamo fatto il punto con lui su questi 10 anni di festival e sul significato che questo appuntamento rappresenta per il magazine e per la città.

Internazionale dieci anni dopo. Se si guarda indietro cosa vede?

«Fin da subito ci siamo rapportati con un pubblico giovane che anno dopo anno è sempre cresciuto. Ricordo che durante la prima edizione tutto si svolse tra il cinema Apollo e la Sala Estense. Il festival durava tre giorni ma non c’erano sovrapposizioni tra i vari appuntamenti. Oggi è tutto molto diverso».

Che significato ha questo festival per Internazionale?

«Per noi il festival rappresenta un momento importante perché usciamo dalla redazione, incontriamo i lettori, ci confrontiamo e poi... Ferrara è una città meravigliosa che ci accoglie con i suoi giochi di luce incredibili. È difficile pensare a questa manifestazione in un’altra città perché ci sono una serie di aspetti simbolici e pratici che la rendono unica».

Tre giorni in cui giornalisti di tutto il mondo approdano in una piccola città per dibattere e confrontarsi sull’attualità. Com’è organizzare tutto questo?

«Ci lavoriamo tutto l’anno. Durante all’edizione in corso stiamo già pensando alla successiva. Da fine novembre si mette in cantiere il festival dell’anno successivo. Da gennaio si inizia a lavorare e poi da inizio estate c’è il vero e proprio rush finale che dura fino ai giorni del festival. Le tematiche si impongono da sole, in base all’attualità che vediamo e viviamo quotidianamente. Dai macro argomenti sviluppiamo poi una serie di incontri e riflessioni che ampliano la discussione e il punto di vista».

Perché secondo lei c’è una risposta così ampia da parte del pubblico?

«Il segreto non lo so ma di certo uno dei tratti caratteristici è senza dubbio che questo è il festival della rivista. Qui si incontrano persone che ci conoscono e ci leggono nel corso dell’anno».

Se dovesse consigliare solo un appuntamento, quale sceglierebbe?

«Consigliarne uno è impossiile. Sicuramente l’inaugurazione di domani (oggi per chi legge, ndr) con la consegna del premio “Anna Politkovskaja” a Hossam Bahgat alla presenza dei genitori di Giulio Regeni sarà un momento molto emozionante. Un appuntamento simbolico e concreto allo stesso tempo».

I numeri sono già da capogiro ma, questa manifestazione, può crescere ancora?

«Il festival di Internazionale può continuare a crescere. Al di là dei numeri però la sfida maggiore riguarda la qualità dei contenuti, degli ospiti, delle tematiche affrontate. Quello che conta alla fine è ciò che portiamo a casa al termine della tre giorni. L’arricchimento personale, ecco, è su questo che continueremo a lavorare».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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